Sei maremmano se dici: «Uh, quanti fichi fa il mi’ pero!»

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GROSSETO – Da piccini molti di noi saranno stati “ficosi”. Così ci dicevano le nostre mamme: “Oh quanto sei ficoso?!” Che non voleva dire quel che intendono oggi i ragazzi quando dicono “Quello è fico”. No, ficoso/ficosa, voleva e vuol dire che è uno uggioso, noiosetto, bizzosino, ma anche pauroso per un nonnulla.

Capitava da bimbetti di aver paura, che so, di prendere una medicina, perché avevamo timore fosse amara, tanto più di doversi fare un’iniezione (un tempo si usavano le siringhe di vetro, che venivano bollite)… oppure, più banalmente, di andare al buio in un’altra stanza della casa. E l’espressione con la quale gli adulti provavano a “smontarci” anche per non assecondare troppo le nostre paturnie era proprio questa: “Uh, quanti fichi fa il mi’ pero!”, espressione paradossale, per invitarci a farla poco lunga, che …. non moriva nessuno ad affrontare quella cosa che tanto disagio ci provocava.

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