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Ritrovato morto in una cisterna: duemila anni d’indagini per fare luce sul mistero di Cosa

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ANSEDONIA – Chi era? Cosa faceva? Che aspetto e quanti anni aveva? Queste le domande a cui stanno cercando di rispondere gli esperti che lavorano nel sito archeologico di Cosa e che, dopo mezzo secolo dal ritrovamento di uno scheletro nella cisterna della villa romana, oggi stanno cercando di fare luce sulla morte di un uomo che è rimasta avvolta nel mistero per oltre duemila anni.

Il ritrovamento dello scheletro è avvenuto nel1970 e, grazie alle nuove tecnologie, il team che lavora agli scavi ha potuto riprendere le indagini su quella che è da subito apparsa una morte avvenuta in circostanze tragiche: con la collaborazione dell’università di Siena sono state fatte scoperte importanti e addirittura è stato ricostruito il volto dell’uomo del mistero.

Venerdì 9 agosto sarà possibile conoscere tutti i dettagli delle indagini svolte grazie alla sinergia e collaborazione tra Polo Museale della Toscana – Museo Archeologico Nazionale e Antica Città di Cosa, Dipartimento di Scienza Fisiche della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Siena, Ur Preistoria e Antropologia, Ditta Ante Quem s.r.l. di Claudio Calastri e Associazione Odysseus: «Torna alla ribalta un celebre caso “irrisolto”, lo scheletro della omonima domus di Cosa, per la prima volta dalla scoperta, avvenuta nel 1970 a cura dell’American Academy di Roma, esposto al pubblico nel Museo – spiega la direttrice del museo, Maria Angela Turchetti – “Cold case”, “caso freddo” è un temine inglese entrato nella terminologia corrente, con cui si indicano tutti quei casi, generalmente di omicidio o di persone scomparse, che sono rimasti senza un esito e pertanto sono da considerarsi “irrisolti”. La riapertura di un caso può basarsi sia sulla emersione di nuovi elementi, sia su una diversa interpretazione degli elementi già presenti, e proprio nuove tecnologie sono spesso alla base della richiesta di riapertura delle indagini. Così è avvenuto per lo scheletro di Cosa, rinvenuto all’interno della cisterna dell’abitazione, dove deve essere finito a seguito di un evento drammatico che ha distrutto anche la colonia latina, che gli studiosi americani hanno ipotizzato fosse un’incursione di pirati, avvenuta intorno al 70 a.C».

«Se al momento le analisi al C14 (Carbonio14 per determinare l’epoca della morte) su un campione prelevato non hanno dato esiti significativi – conclude Turchetti – l’analisi statistica, condotta dall’Università di Siena, delle Componenti Principali (PCA), effettuata su determinate misure craniometriche, consente di formulare nuove ipotesi sulla etnia dell’individuo, mentre la ricostruzione dei lineamenti del volto ce lo rende più vicino e familiare. Le indagini e le ricerche continuano, ma sarà possibile conoscere parte dei risultati venendo a Cosa venerdì 9 Agosto, alle 17,30, con l’inaugurazione del nuovo allestimento accompagnato da un aperitivo nel Giardino della Casa dello Scheletro».

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