28 tra delfini e balenottere spiaggiati da inizio anno, molti in Maremma. Si indaga sulle cause della morte

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GROSSETO – Dal 1 gennaio 2019 ad al 26 luglio si sono registrati 28 cetacei spiaggiati lungo le coste toscane, di cui 4 in Maremma.

“Il trend è ancora da considerarsi ‘normale’ – commenta l’Arpat -. La lunga serie storica di dati riguardanti la nostra regione (a partire dal 1986), ci indica che ogni anno in Toscana si spiaggiano mediamente 18 individui, di cui circa il 20% in buone condizioni, ed utili quindi al fine di essere esaminati nel dettaglio. In questo ultimo mese (26 giugno-26 luglio) gli spiaggiamenti in Toscana sono stati 11 (su 28 totali). Il numero è piuttosto elevato, anche se non in senso assoluto come detto, essendo concentrato in relativamente pochi giorni. Per questo fa notizia e desta un po’ di preoccupazione”.

“Un’altra particolarità di quest’anno – continua Arpat – è rappresentata dal fatto che i delfini recuperati erano piuttosto freschi, morti da poche ore ed in alcuni casi sono stati avvistati in grandi difficoltà, ma ancora vivi, subito prima del decesso, in acque molto basse o addirittura già fermi sulla battigia. L’intervento degli uomini della capitaneria, o di alcune persone presenti sulla spiaggia, aveva allontanato i delfini temporaneamente portandoli in acque un po’ più profonde ma senza successo. Grazie al fatto che i delfini fossero appena morti, è stato possibile eseguire la necroscopia su 6 animali da parte dei veterinari dell’Izslt di Pisa. Sono stati campionati tutti gli organi e tessuti per analisi patologiche, parassitologiche, virologiche, batteriologiche. Inoltre sono stati prelevati l’intero stomaco, per lo studio della dieta e la ricerca di eventuale marine litter, soprattutto plastiche, ed alcuni denti, per la stima dell’età, ricerche queste che vengono effettuate dagli operatori del Settore Mare di Arpat. Uno stomaco particolarmente vuoto può essere indicazione del fatto che il delfino non stava bene e non si alimentava da diversi giorni. Alcuni tessuti sono stati campionati anche per la ricerca di contaminanti, indagine che sarà condotta dall’Università di Siena.

“Sarà dunque possibile fare alcune ipotesi sulle cause di morte dei delfini analizzati solo quando saranno pronti i risultati degli esami eseguiti dai veterinari, che richiederanno alcune settimane – conclude l’Arpat -. Intanto, l’Osservatorio regionale continuerà la sorveglianza come sempre h 24, grazie anche ad una convenzione triennale aperta con le tre Università toscane, per monitorare la biodiversità marina, coordinata dall’Università di Siena e il supporto di Arpat”.

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