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Unione dei Comuni, centrodestra: «I sindaci Pd mistificano la realtà»

GROSSETO – Sono state numerose le reazioni contrarie alla decisione del Consiglio regionale di non accogliere l’emendamento che la Conferenza delle autonomie locali aveva proposto sul disegno di legge in materia di Enti locali e che prevedeva la presenza dei presidenti di Provincia all’interno della Conferenza permanente delle Unioni dei Comuni.

«La levata di scudi, arrivata come ordine dall’alto a proteggere i piccoli ras in declino del Pd, potrebbe sembrare quasi commovente, se non fosse l’ennesima dimostrazione di un sistema di potere che persegue la conservazione di sé piuttosto che il rispetto delle regole – scrivono, in una nota, i consiglieri provinciali di maggioranza Pier Francesco Angelini, Marco Biagioni, Bruno Ceccherini, Olga Ciaramella e Luca Grisanti -. I sindaci Marcello Giuntini, Giacomo Termine e Nicola Verruzzi, abituati come sono a portare avanti le solite battaglie personali e partitocratiche, confondono i ruoli, ignorano le priorità. In poche parole, mistificano la realtà. Nel dettaglio, ai tre sindaci che attaccano il presidente della Provincia di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna – tacciato di protagonismo nella querelle sui soggetti titolati a comporre la Conferenza permanente delle Unioni di Comuni – cercheremo di spiegare la situazione: il presidente sedeva al Consiglio delle Autonomie locali come vicepresidente di Upi Toscana. E proprio per Upi, ovvero proprio per le Province toscane, egli portava avanti le istanze e le legittime rivendicazioni di questi Enti. Rivendicazioni che, addirittura, sono state fatte proprie dai Comuni, presenti come Anci, e dal Cal, dove Vivarelli Colonna siede come vicepresidente. Cal che ha recepito l’emendamento in questione facendolo suo: in quella sede, quindi, tutti i vari soggetti territoriali hanno convenuto, quindi, che la presenza delle Province in seno alla Conferenza permanente delle Unioni di Comuni fosse cosa utile all’efficacia e alla rappresentatività dell’assise».

«Ha pensato invece molto differentemente il Consiglio regionale che – continuano i consiglieri -, nell’ennesimo tentativo di annullamento della partecipazione democratica, ha deciso di non consentire nemmeno questa regola di democrazia degradando, ancora una volta, la rappresentanza locale a mera consultazione. La nostra convinzione è ancora quella che sia necessario costruire adesso un modello di organizzazione delle autonomie locali coerente e coeso: in poche parole, efficace. Invece, la Regione decide ancora una volta di non prendere in considerazione le Province – che, nonostante l’abrogazionismo del Pd, ancora esistono – di contro a fantasiose quanto inconsistenti architetture alternative come gli ambiti o addirittura riportando in vita le circoscrizioni».

«Ai sindaci Pd che corrono ogni volta in difesa di una Regione ormai in caduta libera – concludono i consiglieri provinciali – vogliamo ricordare che il compito principale dei primi cittadini significa valorizzare la partecipazione democratica dei territori e dei suoi rappresentanti. Significa parteggiare per la comunità che li ha eletti e non più per una Regione centralista».

«Capisco che il Pd sia già in campagna elettorale e, dunque, che le decisioni della Regione per loro non siano discutibili, ma qui mi sembra che siamo di fronte alla difesa dell’indifendibile – interviene il vicepresidente della Provincia e sindaco di Campagnatico Luca Grisanti sul dibattito che ha visto contrapporsi il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna ed i tre sindaci dell’Unione dei Comuni delle Colline Metallifere Marcello Giuntini, Nicola Verruzzi e Giacomo Termine -. A mio giudizio tenere fuori i presidenti di provincia dalla Conferenza Permanente delle Unioni di Comuni, come ha deciso il consiglio regionale, è l’ennesimo schiaffo a questo ente che, nonostante la sciagurata legge Del Rio, continua a mantenere competenze fondamentali senza risorse e senza personale adeguati. I presidenti-sindaci avrebbero esaltato la rappresetanza e la democraticità della Conferenza permanente».

«Da vicepresidente e da sindaco di un piccolo comune – afferma Grisanti – credo che l’azione della Provincia si sia mossa nell’interesse di tutti e ventotto primi cittadini del territorio comunale, sia che si trovassero inseriti in una Unione sia che operassero in maniera indipendente o in forma associata. Credo che questa sia un’accusa ingenerosa per chi si è sempre impegnato al’interno della giunta provinciale per far sì che nessuna realtà fosse trascurata. I sindaci del Pd ormai in campagna elettorale stanno sostenendo la Regione a prescindere dalla bontà o meno della sua azione. Anziché ringraziare la Provincia di Grosseto che ha dimostrato, con una sentenza di quella Corte Costituzionale che sembra essere per loro organo di garanzia ad intermittenza, cioè solo quando dà loro ragione, come la decisione regionale di prendersi in carico le deleghe ambientali fosse illegittima, avallano il fatto che tornino alle province senza personale, né risorse. Ma il Pd continua anche a difendere la Legge Del Rio che rappresenta una piaga nel nostro sistema e, limitando le funzioni delle province, ha fatto aumentare a dismisura i disservizi per i cittadini”.

«Come partito – afferma il segretario provinciale della Lega Andrea Ulmi – sosteniamo le posizioni del presidente Vivarelli Colonna e del vice Grisanti. Crediamo che il Pd stia solamente difendendo una posizione e dei poteri consolidati da 49 anni di governo regionale e che, contiamo, di scardinare nel 2020 con la vittoria alle elezioni. Il nostro obiettivo sarà quello di restituire alle province un corretto rapporto con l’ente fiorentino, ma anche quella dignità che ad oggi viene loro negata».

«Il governo della Regione Toscana a trazione Pd – scrive in una nota Fabrizio Rossi, portavoce provinciale di Fratelli d’Italia – con il suo solito modo di operare teso a estromettere la massima rappresentatività delle istituzioni locali ha deciso alcuni giorni fa di estromettere della Conferenza permanente dell’Unioni dei Comuni la presenza dei presidenti di Provincia. Lo avrebbero fatto se alla guida della nostra provincia ci fosse stato Marras?».

«Un atto – aggiunge il consigliere provinciale di Fd’I Bruno Ceccherini – con il quale la Regione ha di fatto escluso dalla partecipazione i presidenti di tutte le provincie, togliendo così la possibilità ai sindaci che ricoprono il ruolo di presidente dell’Ente, la possibilità di rappresentare democraticamente le istanze di quei territori. Apprendiamo dalla stampa locale che il presidente dell’Unione dei comuni Colline Metallifere e sindaco di Massa Marittima, Marcello Giuntini, con alcuni sindaci, tutti targati Pd, plaudono a questa scellerata scelta della rossa Regione Toscana di estromettere i presidenti di provincia e, in particolare, attaccano il presidente Vivarelli Colonna tacciandolo d’inopportuno protagonismo dal sapore elettorale, perché a loro dire la presenza delle province intaserebbe e appesantirebbe l’iter partecipativo della Conferenza permanente».

«Sono solo scuse – affermano Fabrizio Rossi e Bruno Ceccherini – quelle dichiarate da Giuntini e compagni, tra l’altro molto sterili, in quanto la presenza di circa 10 presidenti di provincia non sarebbero certamente quelli che andrebbero ad appesantire l’iter partecipativo della conferenza. Anzi è proprio l’esatto contrario, in quanto un moderno modello d’organizzazione delle autonomie locali, coerente e coeso, deve nascere soprattutto dalla base ed essere il più vicino possibile alle istanze dei cittadini».

«Le province purtroppo – continuano – dopo la sciagurata riforma Del Rio che di fatto snaturato il ruolo di questo importante Ente territoriale smantellandolo e svuotandolo di moltissimi ruoli e competenze, con l’idea di accentrare monopolisticamente il tutto presso le Regioni, ha colpito indirettamente e direttamente la partecipazione democratica di rappresentanza negli enti locali dei sindaci presidenti di provincia».

«Vivarelli Colonna fa bene a ribadire – concludono i due esponenti di Fratelli d’Italia – che le comunità locali non possono e non devono accettare che attraverso ambiti e circoscrizioni si snaturi ancora di più il ruolo di quest’ultime. Alla Regione Toscana evidentemente non è servita la recente bocciatura da parte della Corte Costituzionale per cambiare registro, anzi con quest’atto la stessa Regione continua il suo modus operandi, cercando si ridurre al minimo la partecipazione democratica. Oramai questa Giunta regionale è arrivata al capolinea: gli unici mezzi rimasti sembrano solo quelli dell’arroganza, con una difesa ad oltranza di tutto il Pd, arroccato in quel che rimane di una Regione allo sbando, senza idee e senza più consenso, nemica del nostro territorio».

 

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