Rigenerare palazzi in disuso per insediarvi attività economiche e sociali. Il progetto per Grosseto

GROSSETO – “Grosseto, come altre città, si trova ad affrontare problemi complessi – lo dichiarano Don Enzo Capitani di Lu.c.i. Aps e Paola Caporossi di Fondazione etica -: da un lato, emergenze sociali, come povertà, disabilità, dipendenze; dall’altro, paure, come quelle per il lavoro, la casa, la sicurezza. Sono evidentemente problemi interdipendenti: per avere sicurezza serve affrontare i disagi sociali, non più solo con misure assistenziali, ma provando ad agire a monte”.

“Va riconosciuto, con umiltà e coraggio, che Grosseto ha bisogno di un’idea complessiva di città, una visione più ampia che vada oltre le iniziative spot, singolarmente lodevoli ma poco incisive. Occorre fare un salto di qualità, su cui l’attuale Giunta si era dichiarata a favore, quando, a inizio legislatura, aveva firmato un protocollo di intesa sui cosiddetti ‘investimenti a impatto sociale’. Ancora poco conosciuti, essi costituiscono non l’ennesimo slogan, ma un modo innovativo di fare politiche sociali, sempre più diffuso anche in Italia con la Riforma del terzo settore. È evidente, infatti, che le elargizioni a fondo perduto, sia pubbliche sia filantropiche, non bastano più: essenziali per attutire le emergenze, hanno mostrato evidenti limiti di efficacia nel medio-lungo periodo. Serve – continuano Capitani e Caporossi – passare gradualmente da politiche sociali tradizionali, concepite come mero costo per pochi, a quelle innovative, impostate come investimento per lo sviluppo socio-economico dell’intera comunità. In altri termini, i progetti sociali devono diventare sostenibili anche finanziariamente e, una volta supportati nell’avvio, devono avere le gambe per proseguire da soli”.

“Un esempio è quello della rigenerazione di immobili pubblici in disuso, prevista dalla suddetta riforma del 2016: essa può costituire non solo uno strumento di riqualificazione di aree degradate, ma anche un’occasione per creare posti di lavoro e integrare soggetti diversi.
Come Associazione Lu.c.i., con il supporto di Fondazione Etica, stiamo provando da qualche tempo a sperimentare la progettazione a impatto anche a Grosseto mettendo insieme una pluralità di soggetti (pubblici e privati, profit e no-profit). Il progetto, aperto a tutti, prevede la ristrutturazione di un immobile inutilizzato della Regione per insediarvi alcune attività economiche e, al tempo stesso, sociali. L’obiettivo non è creare l’ennesimo bel progettino locale, che si perderebbe tra le tante “best pratice” di cui il nostro Paese, fortunatamente, è ricco. L’obiettivo, sfidante, è quello di costituire un esempio non isolato, replicabile, collegato ad altri in Italia e innovativo per modalità di: coinvolgimento dei soggetti (multi-stakeholder); sostenibilità del progetto (a consumo zero di suolo e anzi recupero dell’esistente); finanziamento della ristrutturazione dell’immobile; misurazione dell’impatto complessivo prodotto”.

“L’iniziativa grossetana – concludono dalle due associazioni – sarà presentata in conferenza stampa, ma ci premeva anticiparne la notizia perché sono rimaste solo due settimane di tempo per non far perdere un’opportunità importante alla nostra città. In aprile, infatti, è uscito un Avviso pubblico a valere sul Fondo innovazione sociale dedicato esattamente a questa tipologia di progettualità a impatto, riservato ai Comuni capoluogo di provincia. Evidentemente, potrebbe costituire una occasione unica per far arrivare in Maremma risorse importanti da sommare a quelle private che il progetto sopra descritto attiverà. Auspichiamo una risposta tempestiva”.

Commenti