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Di Stefano contestato, Casapound: «C’è chi alimenta odio, ma i cittadini sono con noi»

FOLLONICA – «Rimaniamo basiti , visto il clima di correttezza con cui si è svolta la campagna elettorale, della scelta del PD locale di chiudere polemicamente il gazebo informativo per “Lutto della democrazia”» a parlare è Alessandro Berardi, candidato sindaco per CasaPound a Follonica.

«Questi personaggi che fanno i paladini del pluralismo -chiarisce Berardi –  dispensano patenti abilitative per poter parlare agli elettori non perdono mai occasione per coprirsi di ridicolo. Segno evidente di una certa insicurezza. Per quanto ci riguarda ieri abbiamo avuto una grande giornata politica, abbiamo avuto il grande onore della visita del nostro segretario nazionale, Simone Di Stefano e la conferenza, a dispetto di chi aveva messo in città movimenti che alimentano l’odio nei nostri confronti, è andata via liscia senza problemi di ordine pubblico, mi preme sottolineare lo sforzo delle forze dell’ordine ancora una volta chiamate a tutelare il nostro diritto a parlare» .

«Per noi – aggiunge il candidato – la politica è una cosa seria che può essere contraddetta con argomenti politici e idee ,anche avverse ma espresse con schiettezza e serenità nel rispetto dell’avversario e non un vile teatrino meschinamente tirato avanti da manovali di partito che attaccano fogli mortuari e alzano il volume dei loro amplificatori in modo da disturbare la nostra presenza . Meglio farebbero a guardarsi in casa  e i loro segretari che non l’abbiamo mai sottolineato, in barba ai regolamenti, si presentano in campagna elettorale ma non sul posto di lavoro».

«Anzi – conclude Berardi- a tale proposito, ci chiediamo se il sindaco Andrea Benini abbia preso provvedimenti contro chi, col proprio comportamento, lede l’immagine di tutta l’amministrazione pubblica e getta un ombra sul suo operato contribuendo a creare quel clima di diffidenza che ad oggi pervade la città e anima i suoi avversari . Per quanto ci riguarda come sempre la prendiamo a ridere vista la reazione della cittadinanza e i commenti sui social. Direi che politicamente per chi si proclama nostro nemico (status che noi non riconosciamo a nessuno) non è stata una grande mossa» .

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