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Parlare liberamente della morte, in Maremma si può: nasce il primo Death Café

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GROSSETO – In Maremma parte il primo Death Café, un evento pubblico dove si può liberamente parlare della morte che si terrà giovedì 13 giugno dalle ore 18 alle 20 alla Tenuta La Grancia a Braccagni e promosso da Daniela Fregosi, un’operatrice del benessere specializzata in accompagnamento spirituale nella malattia e nel morire.

Ritrovarsi davanti a una tazza di tè e una fetta di torta per parlare insieme della morte e della finitudine, nostra e degli altri. Apertamente, liberamente e serenamente. Non necessariamente perché si deve elaborare un lutto o si sta vivendo una malattia o quella di una persona cara. Ma per superare il tabù del poter parlare della morte. Ecco cos’è un Death Cafe.

«Da molto tempo ormai vivo a stretto contatto con la morte, e l’idea di essa. Una diagnosi di cancro, la mia storia di blogger e attivista come Afrodite K, la mia esperienza come caregiver di persone gravemente malate che sono morte, il contatto con la morte improvvisa, il mio lavoro di operatrice e insegnante nel settore del benessere che mi mette spesso a contatto con persone ammalate, i loro familiari e gli operatori sanitari, la frequenza di un meraviglioso percorso formativo sull’accompagnamento spirituale nel la malattia e nel morire, tutto mi ha portato a questo tema e mi tiene avvolta in esso. La morte è ormai qualcosa di centrale nella mia vita. Grazie a essa ho imparato a vivere pienamente». Queste le parole con cui Fregosi spiega le motivazioni che l’hanno spinta ad accogliere questa sfida lanciando un modello ormai ampiamente diffuso in tutto il mondo, quello dei Death Café.

«Il Death Café – aggiunge l’operatrice –  è un evento pubblico, privo di qualsiasi scopo di lucro il cui modello viene fatto risalire al programmatore Jon Underwood, che sulla base delle esperienze avviate dal sociologo francese Bernard Crettaz, ha cercato di rompere il muro di segretezza che ruota intorno al tabù della morte, con l’obiettivo di incrementare la consapevolezza su questo fenomeno e, così facendo, vivere più pienamente e più serenamente la propria vita. Nel 2010 venne organizzato il primo Death Café a Parigi e l’anno successivo una serie di raduni interessò Londra. Ormai ogni anno vengono organizzati centinaia di diversi Death Café in tutto il mondo, Italia compresa. Per approfondire: www.deathcafe.com»

«Il Death Café – illustra Fregosi- si basa su poche regole precise: non ci sono conclusioni a cui arrivare o verità da dimostrare; l’ingresso è libero e l’iniziativa non ha finalità commerciali; l’agenda è libera e definita di volta in volta dai partecipanti; durante l’incontro si consumano bevande rinfrescanti/calde e cibo salutare; non ci sono gerarchie e non esiste un detentore del sapere, ma tutti sono allo stesso livello di consapevolezza. Il facilitatore ha solo il compito di stimolare la conversazione. Il Death Cafe, quindi non è un gruppo di supporto o di auto mutuo aiuto né una strumento di consulenza sul dolore legato al lutto. Esistono iniziative e progetti specifici per questo».

«La morte – conclude la promotrice dell’iniziativa – è uno dei più grandi tabù di questa società che lotta strenuamente contro tutto ciò che è fragile e imperfetto, misterioso e impermanente. Alcune persone, però, desiderano fermarsi, smettere di voltarsi dall’altra parte facendo finta di niente e finalmente parlare della finitudine, propria e altrui, in libertà e apertamente. Se siete tra queste persone, il Death Café fa per voi».

Per avere informazioni e partecipare contattare:
www.facebook.com/deathcafegrosseto
Daniela Fregosi daniela.fregosi@gmail.com 3335837472.

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