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25 Aprile a Follonica, Benini: «Bisogna aprire gli occhi e il cuore: la direzione ce la dà la Costituzione» fotogallery

FOLLONICA – «Mi fa paura l’angolo cieco delle cose, quel punto del nostro occhio e dello specchietto retrovisore che ti impedisce la vista di oggetti e persone fino a quando non ci sbatti contro. Ecco, mi sembra che in questo momento siamo un po’ in un angolo cieco e ce lo dimostrano una serie di fatti ed elementi, anche simbolici» ha affermato il sindaco di Follonica Andrea Benini alle commemorazioni per il 25 Aprile a Follonica.

«Quando si parla di 25 aprile come un derby tra comunisti e fascisti, ma poi per fortuna ci sono persone come Liliana Segre che ci ricordano di cosa si parla; quando ci si fa fotografare il giorno di Pasqua con un mitra, proclamando che difenderemo i nostri confini, quando annunciamo di avere l’elmetto e di essere armati; quando si abolisce la storia dell’esame di maturità; quando si occultano le condizioni di chi arriva dal mare, ci si sofferma su uno smalto, poi non indossato davvero da Josefa, e sui fisici forti e palestrati dei migranti della Diciotti, in un meccanismo di degradazione delle vittime che serve a giustificare l’indifferenza, che bisogna provare necessariamente nei loro confronti. Ecco tutto questo mi porta a dire che siamo in un angolo cieco perché sono gesti potentemente simbolici che disegnano una direzione e dobbiamo opporre una grande capacità di aprire gli occhi e ridare luce a questo angolo buio, a questo angolo cieco».

«Aprire gli occhi e il cuore, tornare consapevoli, perché la direzione che dobbiamo seguire è quella che ci disegna la Costituzione, figlia della guerra di Liberazione e della Resistenza – prosegue Benini -. La Costituzione non è un traguardo, ma è un percorso e una strada che noi dobbiamo compiere. Non sono risultati acquisiti, ma delle promesse che noi dobbiamo mantenere. E’ un impegno di memoria, conoscenza e responsabilità, individuale e collettiva. Aprire gli occhi e il cuore, come fa Telemaco nell’Odissea, quando scopre che cosa i Proci avevano fatto della sua Itaca: avevano confuso il giorno con la notte, eliminato le distinzioni, instaurato un regime di caos, sopraffazione e violenza. Telemaco decide di non restare ad aspettare il ritorno del padre, ma di andarselo a cercare per riportarselo a casa».

«Come ha fatto Telemaco, quindi, dobbiamo darci da fare: non basta indignarsi e aspettare tempi migliori, ma l’eredità di uno Stato democratico è un impegno di riconquista, che giorno dopo giorno, ci dobbiamo garantire. Dobbiamo farlo con il tesoro di chi è morto anche nelle nostre macchie e sulle nostre colline. E’ una battaglia che dobbiamo combattere attraverso l’affermazione dei diritti, della cultura, delle scelte quotidiane, private e pubbliche, che inevitabilmente si incrociano l’una nell’altra. Dobbiamo metterci in viaggio, non stare a guardare. Oggi avremmo tutti gli strumenti per vedere, ma paradossalmente, spesso abbiamo gli occhi chiusi, enormemente chiusi, un po’ per parafrasare il titolo di un film straordinario di Kubric “Eyes wide shut”, tratto da un altrettanto straordinario romanzo che è “Doppio sogno” di Schnitzler».

«E a proposito della direzione che dà la nostra Costruzione, se si dovesse sintetizzare si troverebbe nella parola “comunità”. Un termine che arriva da “co munus”, ovvero persone che condividono un dono, e questa carta Costituzione e il senso di questa forse oggi sono traditi e oggi più che la legge del dono e di questo obbligo reciproco prevale il senso di interesse e un’altra parola che spesso viene presa come simile, ma in realtà è completamente opposta: la parola “appartenenza”, che viene da proprietà. Quindi non comunità, ma appartenenza a chi ha la stessa lingua, la stessa religione e forse quindi tende ad escludere chi non ha queste caratteristiche. Credo invece che noi dobbiamo affermare questa idea, questa grande e profonda interrelazione reciproca, che è ben espressa nel verso di una poesia di Danilo Dolci che dice che: “Ciascuno cresce solo se sognato”. Si cresce quindi non se si sogna, ma se si è sognati da qualcun altro, in un continuo gioco di correlazione e interdipendenza gli uni dagli altri» (foto Giorgio Paggetti).

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