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Ponte sull’Ombrone, MaremmAntifa: «Inaugurazione in stile mussoliniano»

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GROSSETO – «Oggi è andato in scena l’ennesimo show propagandistico di un’amministrazione che ricorre in maniera sempre crescente alla spettacolarizzazione delle proprie opere, invece di attuare, come sarebbe auspicabile, politiche materialmente utili alla cittadinanza» il commento dopo l’inaugurazione del ponte sull’Ombrone è di MaremmAntifa.

Oggi è stato inaugurato il “Ponte sull’Ombrone”, un’opera che rientra nel più esteso progetto inerente il turismo ciclopedonale, che andrà a legare il sito archeologico di Roselle al parco naturale dell’Uccellina. La scena dell’inaugurazione, in pieno stile mussoliniano, ha visto il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna arrivare in sella a due buoi; acclamato da un pubblico festante, che in barba al grecale era lì a osannare il proprio leader, il condottiero maremmano che ha collegato per la prima volta nella storia, dopo il “Ponte Mussolini”, le due sponde dell’Ombrone. In questa giornata storica, la cui preparazione ha visto la città coperta all’inverosimile di manifesti grandi come porte da calcio a undici raffiguranti il ponte in tutta la sua maestosità, anche noi abbiamo sentito il bisogno di dire la nostra. L’opera è stata costruita grazie al finanziamento ottenuto dal Comune, previsto dal “Bando delle periferie” emesso dal Governo Gentiloni nel 2017. Il costo totale è risultato un milione e 800mila euro».

«Facciamo due conti – prosegue la nota -: tali finanziamenti in totale raggiungono i 15 milioni (12 pubblici e 3 privati). Di questi, soltanto il 5% (600mila euro) è stato assegnato per la riqualificazione del patrimonio residenziale popolare; un altro 5% (700mila euro) per l’abbattimento dell’eco-mostro di Roselle. Il restante 90% è stato utilizzato per finalità che con la riqualificazione delle periferie nulla hanno a che vedere, tra cui: piste ciclo-pedonali (6.6 milioni di euro), ammodernamento di info-point (1 milione e 450mila euro), il fantasmagorico ponte fresco d’inaugurazione (1 milione e 800mila euro), e il rifacimento dell’impianto sportivo dell’allora AC ROSELLE (circa 3 milioni di euro). Tutto ciò nell’ottica, a detta dell’Amministrazione, di rendere Grosseto la capitale del “turismo slow”. Ed è proprio questa politica economica che vogliamo contestare».

«Procediamo adesso a stilare un breve elenco delle problematiche che affliggono la nostra città: il tasso di occupazione giovanile tocca appena il 40%; tra il 2015 e 2017, alle oltre 700 richieste di alloggi popolari, si è risposto assegnandone circa 50; il trasporto pubblico è sempre meno efficiente e sempre più costoso; la sanità subisce privatizzazioni crescenti e una riduzione costante degli strumenti indispensabili per rispondere alle esigenze popolari; la manutenzione delle scuole è ferma da anni, e si preferisce tenerle chiuse piuttosto che metterle in sicurezza; l’emigrazione, soprattutto giovanile, sta diventando una costante sempre più preoccupante a dimostrazione di una mancanza totale di prospettive di vita nella nostra terra. Strappare risorse pubbliche dal welfare per metterle a disposizione della costruzione di opere inutili è oramai prassi nel nostro paese, e la nostra provincia è soltanto una delle tante in cui questo processo avviene da decenni. La critica che facciamo a questa amministrazione è mirata a esporre la montatura propagandistica e spettacolare puntualmente apparecchiata per illudere la cittadinanza, prospettiva utile a celare l’assenza di soluzioni appropriate per affrontare la crisi strutturale oramai decennale e l’attuale recessione».

«Nel complesso vogliamo attaccare un processo di terziarizzazione che vede protagonista la penisola italiana, sempre più schiacciata su settori economici privi di valore aggiunto, come il turismo, a cui si accompagna la costante sottrazione di risorse da mettere a disposizione dei più deboli: un processo che a livello nazionale, così come localmente, ha visto nei propri promotori tutti i governi di destra e sinistra succedutisi. La nostra è un’opposizione dal basso: vogliamo essere la voce degli ultimi, di quelle soggettività massacrate da decenni di austerity, precarizzazione e repressione. Non riuscirete a nascondere le contraddizioni sociali che inevitabilmente producete. Non riuscirete a spostare la sporcizia prodotta sotto il vostro tappeto fatto di selfie e show spettacolari».

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