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Geotermia, la lettera: «Non è un’energia rinnovabile. Pronti a chiedere il referendum»

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AMIATA – «Siamo nell’era dei veleni e degli avvelenamenti. Non si può negare. Vogliamo ancora parlare di ambiente e della sua salvaguardia e tutto risulta assolutamente paradossale. Quando poi ci si nasconde dietro la foglia di fico delle energie rinnovabili, allora tutto assume una dimensione abnorme e l’inganno per le popolazioni diventa davvero clamoroso» inizia così la lettera che Silvia Perfetti ha inviato sia al ministero dello Sviluppo economico sia a quello dell’Ambiente con lettera ufficiale «A nome – spiega Prefetti – della cittadinanza».

«Innanzitutto si è scelto deliberatamente di introdurre la geotermia fra le tipologie di energia rinnovabile e non se ne capisce il motivo – dice Perfetti – ad eccezione delle pressoché innocue pompe di calore connesse a scavi nel terreno di qualche metro, non si riesce a comprendere come la geotermia sia una fonte rinnovabile, ma soprattutto come faccia ad essere sostenibile. Non si giustifica come lo sdegno e la riprovazione che crescono attorno al tema delle trivellazioni in mare per gli idrocarburi non trovino uguale motivazione per quanto riguarda trivellazioni su terra che raggiungono i 6/7 kilometri di profondità. Alle trivellazioni vanno aggiunte le tonnellate di fluidi geotermici tossici che vengono iniettati nei pozzi, con eventuali possibile dispersione nelle falde acquifere. Le trivellazioni portano dissesto idrogeologico e subsidenza e, come ciliegina sulla torta, terremoti indotti. Questi pozzi hanno un tempo di sfruttamento limitato e già questo contraddice nei termini la risorsa rinnovabile. Non si rinnova un bel niente e si continuerà a perforare in cerca di nuove risorse sfruttabili. Consideriamo poi il territorio italiano, densamente popolato e fortemente sismico. Situazione ideale per innescare sequenze sismiche in tutta la penisola, a partire naturalmente dalle aree più sensibili: Toscana, Lazio, Campania, Sicilia».

«Sembriamo così attenti a voler divulgare temi di carattere ambientale e soprattutto la cultura delle energie rinnovabili – continua Perfetti – che nessuno si è mai preso la briga di spiegare in modo corretto ed esaustivo cosa significhi un impianto geotermico, o meglio una e più industrie del geotermico. Quanta acqua si deve impiegare per una trivellazione? Di quanta acqua ha bisogno l’impianto per funzionare? Una follia. Quanto è il consumo di suolo soprattutto se si sommano anche i km che percorrono quei mostri che sono i vapordotti? Il tutto sempre sul territorio italiano e nello specifico nelle aree paesaggistiche più interessanti, perché ben lontane dalle città. Ma veniamo infine alle emissioni. Nel triennio 2014 -2016 i dati riportano 11900 tonnellate di acido solfidrico (0,64 tonnellate per GWh prodotti), 3430 Kg di Mercurio (0,18 Kg per GWh prodotti) e 670 kg di Arsenico (0,036 per GWh prodotti): queste sono le emissioni in atmosfera più tossiche che provengono dall’attività geotermica, ma non mancano radon, ammoniaca ed altro. Non va dimenticato che queste sostanze, oltre che in aria, si depositano anche nel terreno entrando quindi anche nella catena alimentare e nelle acque, oltre ad aver già inquinato a dovere falde acquifere precedentemente. E’ evidente che anche solo andando a perforare per chilometri il sottosuolo si intercettano sacche di gas che fuoriescono, oltre a quelle derivate dall’ordinaria attività geotermica. Non dimentichiamoci anche delle tonnellate di fanghi risultanti dall’attività di perforazione. Devono trovare uno smaltimento spesso connesso ai rifiuti speciali, per tonnellate e tonnellate di materiale».

«La geotermia non riesce nemmeno a competere con una centrale a carbone – sottolinea Perfetti – dal punto di vista della produzione di CO2, in quanto le emissioni di anidride carbonica per l’anno 2016 sono state stimate in 934120 tonnellate (148 tonnellate per GWh prodotti). Lo sconcertante quadro si allarga sempre più. Se confrontate con le emissioni di un aereo 737- 800 (circa 36 tonnellate/ora), è come avere aerei in volo 24 ore su 24 su aree per lo più di natura agricolo – forestale. Con questa esaltante e meravigliosa opportunità che le trivelle geotermiche profonde rappresentano, per ragionare “in green” e operare per il il bene delle popolazioni, verso l’energia pulita tanto sbandierata, ci troviamo al cospetto di una delle più grandi e colossali porcate, che la gente suo malgrado, e senza avere la più pallida idea di cosa si trattasse, ha finanziato e sostenuto attraverso gli incentivi pagati da decenni in bolletta per le rinnovabili, incentivi che con il FER 2, che sarà a breve approvato, le grandi società geotermiche continueranno a percepire».

«Se è vero che gli incentivi hanno come scopo di portare a maturazione una tecnologia produttiva, considerato il tempo da cui sono stati introdotti, si può affermare che le trivelle geotermiche abbiano fallito e sia giunto il momento di smantellare e restituire i territori ai cittadini per un vero sviluppo sostenibile turistico e agroalimentare. Per confrontarci su questi temi, oltre ad aver più volte scritto a politici direttamente o parallelamente coinvolti in questo ambito, senza ottenere mai una risposta, abbiamo lanciato una petizione nazionale “No Trivelle Geotermiche” su Change. Org, che è stata firmata da 5300 persone in tutta Italia. http://chng.it/yXVntgzvfX»

«Siamo pronti – conclude la lettera – a richiedere un Referendum sulle trivelle on shore, se anche questo ultimo appello verrà disatteso. Noi sentiamo di doverci battere con tutte le forze affinché questo scempio economico, ambientale, paesaggistico, con una ricaduta drammatica sulla salute delle persone, debba definitivamente cessare».

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