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Autofficina smontava i pezzi da auto rubate e li rivendeva. In cinque finiscono in carcere

GAVORRANO – Un vero “sodalizio criminale” così il giudice definisce l’accordo tra i titolari di un’autofficina e altri quattro soggetti (tutti pluripregiudicati), che avevano il compito di reperire, nella zona di Milano, le autovetture richieste dai gestori dell’autodemolizione.

Polizia

In cinque sono stati condannati con rito abbreviato presso il tribunale di Grosseto. In totale si tratta di sette persone, per cui la Procura di Grosseto ha richiesto il rinvio a giudizio in relazione al reato di associazione per delinquere e ai reati, commessi nel 2015, di furto aggravato, riciclaggio, reimpiego di beni di provenienza illecita, truffa ai danni dell’assicurazione, simulazione di reato, soppressione di targhe e documenti, violazione di sigilli.

L’indagine, coordinata da questa Procura della Repubblica, è stata svolta dalla Squadra di polizia giudiziaria della Polizia stradale di Grosseto. «L’attività investigativa, che ha tratto spunto da un controllo amministrativo effettuato da personale della Polizia stradale di Grosseto presso la sede della ditta di autodemolizioni “F & M” in località “Merlina”, nel territorio del comune di Gavorrano – afferma il procuratore Raffaella Capasso -, ha sin da subito evidenziato delle anomalie nella vendita al dettaglio di pezzi di ricambio. Si trattava sempre di pezzi di ricambio di autovetture di recente costruzione, difficilmente reperibili sul mercato dell’usato».

L’attenzione degli investigatori si è focalizzata, all’inizio, sui responsabili della ditta una donna di 28 anni e un giovane di 24 entrambi nati a Milano. La successiva attività di intercettazione ha permesso di accertare che i soggetti sopra indicati, di fatto, non erano altro che prestanomi dei rispettivi padri, di 53 e 50 anni, milanese il primo e di Crotone il secondo. I veri artefici e capi dell’associazione per delinquere in esame, finalizzata al riciclaggio di autovetture di recente costruzione.

I mezzi, asportati con sofisticate attrezzature elettroniche prima che il proprietario potesse accorgersi del furto, venivano condotte in questa Provincia e nascoste sulla pubblica via per non creare sospetto. Successivamente, le auto, condotte dagli stessi capi dell’organizzazione, venivano portate presso l’autodemolizione per essere smontate in tutte le parti meccaniche e di carrozzeria. I numeri identificativi del telaio venivano accuratamente “molati” per impedire che si risalisse all’autovettura da cui erano stati smontati. Durante I’attività tecnica sono stati monitorati tutti i passaggi delle autovetture provento di reato, poi smontate presso l’autodemolizione, rilevandone in particolare anche i passaggi autostradali. Le vetture rubate e smontate nel breve periodo delle indagini (due mesi) sono state ben nove.

Ad esclusione di uno dei titolari e della figlia, gli altri coinvolti nell’indagine hanno tutti chiesto di essere giudicati con rito abbreviato. Il giudice ha accolto in “toto” le richieste di condanna del Pubblico ministero nei confronti dei cinque imputati, e ha inflitto, dopo aver riconosciuto il vincolo associativo, pene dai tre anni e sei mesi ai sette anni di reclusione, riconoscendo attenuanti generiche solo all’imputato, che, in sede di interrogatorio di garanzia, aveva ammesso le proprie responsabilità.

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