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Lupi, ambientalisti e allevatori insieme per gestire il fenomeno

GROSSETO – «A Grosseto nasce un percorso per gestione partecipata del lupo attraverso il confronto attivo di tutte le parti coinvolte» a farlo sapere l’istituto di ecologia applicata di Roma in una nota.

«Attivazione di un percorso di dialogo e confronto tra le parti – illustra la nota – che porti ad una mitigazione del conflitto sociale e alla formulazione condivisa di soluzioni possibili. Una piattaforma di rappresentanti di interessi diversi che collaborano per trovare soluzioni alla gestione del conflitto sul lupo nel grossetano: sono questi gli obiettivi del lavoro, promosso dall’Unione Europea attraverso l’istituzione di “Piattaforme locali sui grandi carnivori”, a cui partecipano a Grosseto circa 30 persone, provenienti dai diversi settori della società che in qualche modo sono coinvolti nella gestione del lupo».

«Il conflitto sociale che si sviluppa intorno alla presenza del lupo – spieg ancora la nota – può raggiungere livelli elevati che spesso non possono essere mitigati con interventi tecnici tesi a ridurre l’impatto che il predatore ha sulle attività produttive. Nella fattispecie, in provincia di Grosseto l’espansione della presenza del lupo ha comportato una complicazione ulteriore per gli allevatori che sono già aggravati da molte difficoltà che caratterizzano il loro settore. Nonostante gli interventi tecnici sia delle amministrazioni competenti (Provincia e poi Regione, Asl), e di progetti specifici (fondi Praf e Life) che hanno portato in direzione di una gestione del bestiame tesa alla protezione dagli attacchi (mediante l’adozione delle misure di prevenzione) e dell’indennizzo delle perdite sofferte (tramite programmi d’indennizzo), le divergenze di opinioni e di posizioni sulla presenza del lupo non si sono avvicinate ed hanno spesso alimentato conflitti settoriali, anche riportati dai media locali».

«Solamente attraverso un percorso di dialogo e confronto tra le parti – chiarisce la nota – si può pensare ad una mitigazione del conflitto sociale che porti alla formulazione condivisa di soluzioni possibili. Nella Piattaforma locale insediata a Grosseto sono rappresentati il settore allevatoriale, che forma una buona parte del gruppo – con circa un terzo dei partecipanti – proprio per rispecchiare il forte carattere rurale del grossetano, e che sono stati riconosciuti da tutti come la parte più debole, che va supportata per garantire la continuità dell’attività imprenditoriale che svolge un importante ruolo di presidio del territorio. Partecipano anche gli animalisti e gli ambientalisti, i cacciatori e i delegati dell’ufficio territoriale della Regione Toscana agli incontri che sono cominciati a ottobre 2018 e si concluderanno ad aprile con la presentazione di proposte concrete, condivise e necessarie per migliorare la condizione degli allevatori senza ledere gli interessi di chi ama il territorio e la sua selvaticità».

«Gli incontri, che si tengono a Grosseto a cadenza mensile – aggiunge la nota – sono gestiti da un facilitatore che, con tecniche di mediazione, accompagna i partecipanti attraverso un percorso di analisi profonda della situazione e di comprensione degli interessi delle parti opposte. Animalisti e Cacciatori siedono fianco a fianco per cercare soluzioni che possano migliorare la situazione senza necessariamente ricorrere in prima battuta ai prelievi, pur pur consapevoli delle possibilità indicate dall’articolo 16 della Direttiva Habitat».

«Ambientalisti e allevatori condividono l’importanza del ruolo ambientale dell’allevamento brado – conclude la nota – che contribuisce alla ricchezza del territorio provinciale. Non si tratta di un percorso facile, né di uno strumento per convincere una parte delle ragioni dell’altra, quanto piuttosto di un percorso democratico e informato sulla gestione partecipata e attiva di un tema a lungo dibattuto e non ancora risolto. I funzionari della Commissione Europea saranno in visita a Grosseto ad aprile, per assistere alla presentazione delle proposte all’amministrazione Regionale».

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