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Il Wwf all’attacco: «Tartaruga usata come pallone, episodio sconcertante»

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GROSSETO – “Come Associazione Wwf della provincia di Grosseto, non possiamo fare a meno di commentare il recente episodio, riportato nei giorni scorsi sui vari organi di stampa, del maltrattamento di una testuggine, utilizzata come pallone da calcio, da parte di alcuni ragazzi sulle Mura del capoluogo”.

Inizia così la nota stampa con la quale l’associazione ambientalista commenta l’episodio del quale si sono resi protagonisti alcuni giovani nel centro storico cittadino.

“In quanto parte di un’associazione ambientalista  – scrive il Wwf – dobbiamo partire dagli aspetti “ambientali” della questione. La testuggine comune o testuggine di Hermann (il termine “tartaruga” si riferisce propriamente alle specie marine), discendente di un gruppo di animali presenti sulla Terra da ben 220 milioni di anni, era una specie abbastanza comune negli ambienti come la nostra Maremma fino a non molti anni fa, ma ha subito un considerevole declino legato soprattutto alla massiccia diffusione del cinghiale (a seguito dell’introduzione di esemplari centroeuropei), dato che i cinghiali predano i giovani delle testuggini stesse, prima che il loro carapace diventi abbastanza resistente da proteggerli. E’ bene perciò che, chiunque trovi una testuggine terrestre nel suo ambiente naturale si astenga dal prenderla (anche perché la detenzione è espressamente vietata dalla legge); non si capisce infatti come una testuggine sia arrivata sulle Mura di Grosseto, se non perché vi sia stata rilasciata da qualcuno che l’avesse raccolta in natura o comunque detenuta in cattività”.

“Ma, a prescindere dal danno ecologico conseguente al fatto – aggiunge l’associazione – che auspichiamo possa risolversi con la reintroduzione in natura dell’esemplare, dopo che sarà curato e se si accerterà che lo stesso fa parte della popolazione autoctona maremmana, desta sconcerto l’aspetto legato all’assoluta mancanza di rispetto dimostrata dai ragazzi coinvolti nei confronti di un essere vivente, trattato come un oggetto inanimato. Non sappiamo se questo fatto, come altri che si stanno verificando anche ai danni di membri della nostra specie, possa essere in qualche modo legato all’abitudine dei ragazzi alla “realtà virtuale”, che potrebbe in qualche modo “scollegare” dalla realtà materiale in cui ogni azione ha delle conseguenze (anche se, in questo caso, i ragazzi stavano giocando al calcio e non ad un videogioco).

Non sappiamo nemmeno se le sanzioni, che auspichiamo siano adeguate alla gravità dell’atto compiuto, possano servire a far capire quale sia la gravità dell’atto stesso. Una cosa che possiamo fare in proposito è quella di impegnarci a sviluppare sempre di più la nostra attività di educazione ambientale nelle scuole, ad esempio con il programma che prevede di far conoscere e comprendere a fondo l’importanza e la bellezza della biodiversità. Riteniamo infatti che comprendere la bellezza di ogni essere vivente possa aiutare a far rispettare la vita, quella umana compresa”.

 

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