
GROSSETO – “Non in mio nome” sabato 2 febbraio in tutta Italia si è tenuta l’autoconvocazione spontanea di cittadini e associazioni per dare vita ad una catena umana attorno agli edifici di tutti i Comuni. «Perché si è scelto di resistere alle scelte inumane di chi impedisce di soccorrere in mare chi tenta di raggiungere l’Europa per motivi umanitari» affermanoRete delle Donne di Grosseto, Rete antiscriminazione grossetana, Arci Korakhanè, Forum Cittadini del mondo, CGIL, Rifondazione Comunista, PD Castiglione della Pescaia, Agende Rosse di Peppino Impastato, Olympia de Gouges, La Libreria delle Ragazze, che hanno partecipato alla manifestazione.
Sotto i portici del palazzo del Comune di Grosseto si è dispiegato uno striscione colorato con i 30 articoli della DUDU, la Dichiarazione dei Diritti Umani promulgata dalle Nazioni Unite nel 1948 come legge internazionale per ripristinare i diritti che erano stati schiacciati dai terribili eventi della seconda guerra mondiale.
«Anche oggi c’è bisogno di ricordare quali siano i principi sui quali sono state ricostruite le nazioni nel secondo Novecento – proseguono gli organizzatori -. Coloro che osservano la società del nostro tempo si indignano nel vedere il mare Nostrum, che condividiamo con l’Africa, trasformarsi in un gigantesco “luogo della memoria”. Con la nostra partecipazione vogliamo contrastare razzismo e xenofobia; cerchiamo anche di stimolare i cittadini a non rimanere indifferenti rispetto alle tragedie che stanno accadendo. Per capire l’entità della situazione abbiamo reso pubblico l’elenco dei 34.361 morti documentati nel Mediterraneo a seguito dei naufragi avvenuti dal 1993 al 2018. Molte sono le persone senza nome, ma sono comunque uomini, donne, ragazzi e bambini che non possiamo dimenticare. All’appello di questa giornata hanno aderito molte associazioni del territorio e della provincia di Grosseto, inclusi i sindacati, e molti cittadini che hanno sentito l’esigenza di testimoniare insieme».


