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Vendemmia 2018: buone le prime stime. Cia: «Ora serve innovazione»

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Vendemmia 2018: buone le prime stime. Cia: «Ora serve innovazione»
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GROSSETO – Mancano ancora alcuni giorni alla pubblicazione ufficiale dei dati relativi alla “Vendemmia Toscana 2018” ma i tecnici già parlano di numeri interessanti  soprattutto  se confrontati al 2017 quando diverse calamità naturali hanno messo in ginocchio l’intero settore. Il comparto dunque, che stima una produzione regionale attorno ai 2,7milioni di hl, tira un sospiro di sollievo anche se non mancano le preoccupazioni  legate alle prossime sfide: i cambiamenti climatici, i danni causati dagli ungulati, la frammentazione delle aziende e le fluttuazioni di un mercato tutt’altro che stabile. Spine che vanno ad aggiungersi a quelle che da anni attanagliano il settore come la burocrazia e la mancanza di infrastrutture adeguate.

“Siamo moderatamente ottimisti – afferma il vice presidente Cia-Grosseto, Edoardo Donato, a margine del Forum Nazionale Vitivinicolo organizzato a Firenze da Cia-Agricoltori Italiani – ma questo non significa che le aziende non devono fare degli sforzi ulteriori per strutturarsi e cercare nuove tecniche di miglioramento al fine di rinnovare la viticoltura in termini ambientali, economici e sociali. Nella nostra provincia sono 8700 gli ettari coltivati a vigneto con una produzione media di 461mila hl per 4000 produttori. Come il resto della Toscana,  anche la Maremma soffre a causa della dimensione aziendale: salvo poche eccezioni  queste sono  piccole o medio-piccole con evidenti difficoltà a stare sui mercati più importanti; le Cantine Cooperative sono 4 e,  coprendo il 40% della produzione totale, fanno quanto possibile per sostenere e incentivare il settore”.

“Nel dettaglio – continua Donato –il vigneto della provincia di Grosseto, che si presenta sul mercato con 2 Docg , 8 Doc e 2 Igt , dal punto di vista ampelografico, pur registrando circa il 48% di Sangiovese, è più vario e complesso rispetto ad altre zone toscane dove l’88% dei vini sono rossi.  Per il resto vige un certo equilibrio tra varietà “tradizionali” e vitigni “internazionali” presentando un’offerta peculiare influenzata dalle differenti caratteristiche pedoclimatiche del territorio”.

“Accanto ai rossi di Maremma, oramai consolidati nella cultura enologica internazionale, anche  i bianchi locali trovano spazio tra le eccellenze italiane. Il Vermentino per fare un esempio,  che in produzione supera i 700 ettari, è la varietà di bianco Doc più imbottigliata e più richiesta sul mercato.  Non va trascurato l’interesse per i  vini Rosati i quali,  proprio da noi,  esprimono livelli qualitativi come in pochi altri territori italiani. Una produzione dalle caratteristiche così diverse – continua il vice presidente della Confederazione – rappresenta  un punto di forza e ci consente di stare sui mercati  maturi e di penetrare quelli emergenti”.

“Come Cia Grosseto abbiamo sempre creduto nel settore e sostenuto le aziende, siamo convinti che se gli imprenditori comprendono la necessità di fare squadra superando i campanilismi, se si uniscono attorno alle tipicità territoriali e se collaborano per ovviare alla frammentazione, la Maremma può diventare protagonista della vitivinicultura toscana. Diamo atto – conclude Donato – che molti  hanno già accettato le sfide imposte dal mercato: hanno scelto pratiche agronomiche sostenibili,  strumenti per l’agricoltura di precisione, corridoi ecologici per preservare la biodiversità oltre alla conduzione biologica e biodinamica. L’obbiettivo da perseguire è infatti garantire un ottimo vino che sappia raccontare la storia del nostro territorio,  riduca l’impatto ambientale dai trattamenti fitosanitari,  garantisca la salute dei clienti e, non ultimo,  generi reddito per le aziende e per tutto l’indotto”

Barbara Farnetani
28 Gennaio 2019 alle 16:45
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