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Immigrati respinti: un documentario ne racconta il destino. “Mare chiuso” chiude il Festival FollowMe

FOLLONICA – Il Festival FollowMe si conclude con la proiezione del film “Mare chiuso” di Andrea Segre e Stefano Liberti mercoledì 16 gennaio alle ore 10 presso l’Aula Magna del Liceo.

“La scelta nasce – dice l’assessora Barbara Catalani– dalla condivisione del progetto del festival con l’indirizzo delle Scienze Umane che con l’occasione potranno intervenire sui temi della migrazione grazie alla presenza del regista e del giornalista. Nel documentario sono le persone in prima persona a raccontare cosa vuol dire essere respinti; sono loro a descrivere esattamente cosa è accaduto su quelle navi portandoci una testimonianza forte e profonda del dramma che si sta consumando nel Mediterraneo. Il film ha ottenuto numerosi riconoscimenti e premi quali : Premio Miglior Documentario Human Right Night Festival 2014, Bologna, Mostra Internazionale del Cinema di Venezia – Proiezione speciale Premio Libero Bizzarri, Miglior Documentario Bellaria Film Festival. Com’è nella natura di questo Festival, gli argomenti e gli ospiti spingono il nostro sguardo sempre un po’ più in là e ci aiutano a capire meglio i fenomeni della nostra epoca”.
Dopo la proiezione del film “Mare Chiuso” seguirà una conversazione con gli alunni insieme al regista e giornalista Stefano Liberti”.

“Tra il maggio 2009 e il 2010 – spiegano gli organizzatori – diverse centinaia di migranti africani sono stati intercettati nel canale di Sicilia e respinti in Libia dalla marina militare e dalla guardia di finanza italiana; in seguito agli accordi tra Gheddafi e Berlusconi tutte le barche dei migranti venivano sistematicamente ricondotte in territorio libico, dove non esisteva alcun diritto di protezione e la polizia esercitava indisturbata varie forme di abusi e di violenze. Non si è mai potuto sapere ciò che realmente succedeva ai migranti durante i respingimenti, perché nessun giornalista era ammesso sulle navi e perché tutti i testimoni sono poi stati destinati alla detenzione in Libia. Nel marzo 2011 con lo scoppio della guerra in Libia, tutto è cambiato.
Migliaia di migranti africani sono scappati e tra questi anche profughi etiopi, eritrei e somali che erano stati precedentemente vittime dei respingimenti italiani e che si sono rifugiati nel campo Unhcr di Shousha in Tunisia, dove i due registi li hanno incontrati”.

“Nel documentario – conclude la nota – sono loro a raccontare in prima persona cosa vuol dire essere respinti; sono loro a descrivere esattamente cosa è accaduto su quelle navi. Delle testimonianze dirette che ancora mancavano e che mettono in luce le violenze e le violazioni commesse dall’Italia ai danni di persone indifese, innocenti e in cerca di protezione. Una strategia politica che ha purtroppo goduto di un grande consenso nell’opinione pubblica italiana, ma per le quali l’Italia è stata recentemente condannata dalla Corte Europea per i Diritti Umani in seguito ad un processo storico il cui svolgimento fa da cornice alle storie narrate nel documentario”.

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