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#tiromancino – Un minuto di silenzio per i razzisti: il falso stupro li ha zittiti. Ma la cultura rimane malata

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Contrordine rancorosi, frustrati, razzisti e politici interessati. Asciugatevi la bava alla bocca e ricomponetevi pure, please. Il tentativo di stupro ad opera di due “nordafricani” denunciato nei giorni scorsi da una venticinquenne grossetana era la più classica delle fake news. La ragazza ha confessato perché messa con le spalle al muro dalle indagini dei Carabinieri coordinate dalla Procura della Repubblica.

Un minuto (compiaciuto) di raccoglimento, che di più non meritano, per tutti coloro che non aspettavano altro che un secondo tentativo di stupro – dopo quello perpetrato a inizio novembre ai piedi del cassero senese in via Saffi – per legittimare agli occhi del loro microcosmo i propri deliri di violenza verbale figli di preconcetti razzisti e xenofobi. Come gli haters “nostrali” che su facebook e twitter, abboccando come lucci in curva, non hanno aspettato neanche un secondo a inveire contro gli stranieri, tutti accomunati nello stereotipo negativo del richiedente asilo e della “risorsa boldriniana”. Alimentando la grande rimozione collettiva delle migliaia di brave persone che lavorano nelle nostre case, nell’agricoltura, nell’edilizia, nel commercio e nel turismo.

E un minuto di raccoglimento anche per i “politici” che si sono buttati cupidi sulla notizia. Chi rivendicando la lungimiranza del mitico decreto sicurezza, chi invocando il fantomatico dispiegamento dell’esercito, chi sproloquiando su facebook della “nostra cultura”. Oppure, i meglio fichi del bigoncio, minacciando l’organizzazione di una fantasmagorica autodifesa. Dimostrando tutti, indistintamente, quanto bisogno abbiano di fattacci di cronaca nera per esistere politicamente; si fa per dire. Perché, parafrasando il film: sotto il vestito niente.

A tutti loro stavolta è andata male, nell’attesa fremente del prossimo episodio di degrado umano che possa ringalluzzirli. Eppure, che si potesse trattare di un’invenzione (per coprire cos’altro?) non era nemmeno troppo difficile da capire. A far sorgere qualche dubbio bastavano le incongruenze nelle dichiarazioni della presunta vittima – «due nordafricani» (un po’ troppo perentoria come indicazione) – riportate dai media locali. Tant’è che già dal giorno successivo circolavano in città voci molto circostanziate sulla vicenda.

Ma questi, alla fin fine, sono solo dettagli poco entusiasmanti di una trama di disagio sociale come ce ne sono molte. Questa storia, invece, va analizzata rispetto al suo ubi consistam per capire e denunciare un contesto pericoloso che la trascende. Che è il vero motivo di preoccupazione per chiunque sia ancora in grado di appellarsi al buon senso.

Intanto, va messo in evidenza che quell’affermazione – «due nordafricani» – è la più facile, scontata, e proprio per questo fuorviante, delle giustificazioni che si possano escogitare. Cosa c’è di meglio di un «nordafricano» come capro espiatorio per un tentativo di stupro? Niente e nessuno, risponderebbe Benjamin Malaussène – celebre capro espiatorio di professione, residente a Belleville (Parigi), partorito dalla mente creativa di Daniel Pennac. D’altra parte il «nordafricano» è reo per antonomasia, perché in lui convivono la propensione a delinquere e il peccato originale di essere estraneo alla “nostra cultura”. Come direbbero i fini esegeti del nulla assurto al ruolo di bussola politica. Perché indicando nel «nordafricano» il violentatore di giornata, sai con certezza che l’opinione pubblica annuirà complice, dandone per scontata la colpevolezza.

Questo è stato il ragionamento elementare fatto dalla ragazza che ha impiegato mezz’ora per articolarlo. Consapevole che sarebbe stata creduta a prescindere, almeno dal popolo delle certezze a buon mercato. Anche in presenza di falle logiche nella ricostruzione dei fatti. Poi per fortuna ci sono i Carabinieri, che sono un po’ più svegli e professionali dei giustizieri de noantri.

Tutto molto molto semplice. Il clima di perenne guerriglia verbale, di denigrazione sistematica degl’immigrati, di mistificazione professionale della realtà, creano un imbuto mediatico che porta a conclusioni implicite nelle premesse. Naturalmente con la complicità e la regia più o meno esplicita di certa politica, che senza questo brodo di coltura avrebbe difficoltà enormi ad accreditarsi come affidabile.

Ma ancora non siamo arrivati al nocciolo della questione. Perché il tema non è solo politico, ma è prevalentemente culturale. La vera minaccia alla qualità della nostra convivenza civile, infatti, deriva dallo scambiare sistematicamente l’effetto per la causa. Con la conseguenza di sbagliare la mira rispetto alle contromisure da adottare.

Non è, infatti, che i problemi della sicurezza siano un’invenzione. O che la violenza nei confronti delle donne sia un falso problema. Il problema è che il nemico non è il «nordafricano» in quanto tale, ma la cultura machista che viene trasmessa nei comportamenti quotidiani. Dal maschilismo retrogrado e violento, che attraverso stereotipi, ammiccamenti, e modelli educativi perversi relega le donne in una condizione di minorità e subalternità. Fino alle manifestazioni più patologiche e ripugnanti, come la violenza sessuale e il femminicidio.

Pensare – come dicono o sottintendono certi “scienziati” che pontificano sui social e nella vita reale – che questo non riguardi la «nostra cultura» (quella occidentale) ma solo la «loro», è il più comodo degli alibi per continuare a non affrontare il problema, ma anche per costruirci sopra carriere politiche. Dopodiché tutto è una conseguenza: gli immigrati sono tutti delinquenti. Un tentativo di stupro è ovvio che sia avvenuto. Ed è chiaro che il colpevole non poteva essere che un «nordafricano»….elementare Watson.

Basta guardare ai femminicidi. Nove donne su dieci di quelle assassinate, sono uccise da Italiani. Quasi sempre familiari, compagni o fidanzati. Il fatto che una su dieci sia uccisa da uno straniero, però, fa molto più rumore e suscita molta più indignazione pubblica. Il fatto che la percentuale dei rei rispetto alla nazionalità sia un po’ più alta per gli stranieri, è il comodo alibi cui ricorrono gli untori. Ma il problema vero è la cultura maschilista e violenta che infetta gli uni e gli altri. E le frontiere fra Stati non c’entrano nulla.

Ps: naturalmente è d’obbligo aspettare le conclusioni delle indagini

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