Il giudice di pace

Fa causa alle compagnie telefoniche e gli danno ottomila euro

giudice di pace

GROSSETO – «Un utente grossetano nell’anno 2012 tentava di migrare da un operatore telefonico all’altro aderendo ad una allettante proposta per la propria utenza domestica ed internet. Purtroppo, cosa ancora non frequente, si trovava vittima di una situazione irrisolvibile per la faragginosità della procedura, l’indolenza delle società telefoniche e l’assenza di una vera e pronta Autorità di garanzia» a ripercorrere la vicenda è la Confconsumatori di Grosseto che ha assistito l’utente protagonista del disservizio, a cui il tribunale ha riconosciuto un risarcimento di ottomila euro.

«Infatti – spiega ancora la nota di Confcosumatori – la migrazione non riusciva con la conseguenza che il nuovo servizio non veniva attivato e dopo pochi giorni il cittadino restava senza telefono ed internet; iniziavano i reclami tramite la Confconsumatori grossetana e l’indecente scarica barile tra le due società, tanto che la prima società chiedeva anche il pagamento di bollette successive pur avendo attestato di aver acconsentito alla migrazione regolarmente. Dopo oltre 210 giorni dall’avvio della procedura di migrazione il cittadino era rimasto senza numero fisso e senza internet e fu così costretto a perdere il proprio numero telefonico storico chiedendo l’allaccio ad altro soggetto. Nel silenzio dell’autorità investita dell’accaduto ed andata al vento, per l’assenza dei due colossi telefonici, anche del tentativo di conciliazione all’utente non restava che agire in giudizio dinanzi al Giudice di Pace di Grosseto».

«I tempi della giustizia – sottolinea la nota – non sono stati brevi, visto che la causa avviata nel 2013 è stata decisa, per la lunga istruttoria conseguente alla condotta processuale volta anche a negare l’evidenza da parte delle due compagnie telefoniche, è stata decisa prima di natale da parte del Giudice di Pace. E’ valsa infatti la pena per il consumatore attendere i tempi della giustizia ordinaria in quanto sono stati riconosciuti i veri e propri danni patrimoniali e non patrimoniali chiesti in atto di citazione per la soppressione della sua utenza telefonica per oltre 7 mesi e la perdita del numero di telefono. Danni che il Giudice ha ritenuto equi e di giustizia nella misura richiesta pari ad euro 4 mila, oltre ad euro 400 per compensare la perdita di tempo, fax, telefonate e reclami inviati costantemente in 7 mesi di calvario».

«In aggiunta – dice ancora la nota – il Giudice ha riconosciuto il diritto al rimborso dei costi vivi della nuova utenza telefonica chiesta ad altro gestore, ha riconosciuto che il gestore telefonico subentrato non poteva emettere fatture dopo aver cessato l’erogazione della linea e condannato tutte e due le compagnie telefoniche in solido tra loro al pagamento delle spese processuali. Un conto complessivo salato per quasi 8 mila euro a carico dei gestori, Sentenza esemplare che confidiamo possa disincentivare comportamenti omissivi e sconsiderati da parte dei gestori telefonici che non possono accalappiare i clienti con offerte succulenti per poi lasciarli a loro stessi in caso di guai».

«Altra doverosa conclusione che si trova nella vicenda – termina Confconsumatori – è l’insufficiente efficace delle procedura deflattive delle controversie telefoniche perché in tale sedi, anche davanti ai Corecom, non si parla mai di risarcimento danni veri e propri per gli utenti che, al contrario, hanno pieno diritto».

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