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Caso Erasmus: «La tragedia ha colpito tutta la comunità». Ecco la lettera della famiglia di Elena

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GAVORRANO – E’ stata approvata all’unanimità la mozione per la ricerca della verità sulla tragedia Erasmus, proposta dal capogruppo di maggioranza Giulio Querci, ma adottata da tutti i gruppi consiliari questa mattina durante l’ultima seduta del 2018 del consiglio comunale. Con questo gesto l’amministrazione comunale vuole ribadire la propria vicinanza alla famiglia Maestrini e mantenere alta l’attenzione sull’accaduto (nella foto da sinistra il padre di Elena Maestrini Gabriele e il sindaco di Gavorrano Andrea Biondi).

«E’ una tragedia – ha detto il sindaco Andrea Biondi – che ha colpito nel cuore tutta la comunità gavorranese. E’ mia personale volontà dimostrare la mia vicinanza, in qualità di rappresentante della comunità, qualsiasi strada voglia intraprendere la famiglia Maestrini. Questa mozione serve a non dimenticare. Da Gavorrano si levi una voce che arrivi anche agli altri Comuni delle vittime per portare avanti lo stesso atto e proporlo alle istituzioni superiori».

Il documento, infatti, sarà inviato ai sindaci dei comuni di provenienza delle altre ragazze vittime dell’incidente con preghiera di approvazione nei vari consigli comunali, oltre che richiedere un’azione univoca nei confronti degli istituzionali superiori, ovvero della Provincia e la Regione fino al governo nazionale.

Questa mattina in sala consiliare erano presenti anche i genitori di Elena Maestrini, Roberta e Gabriele insieme a familiari e amici della compianta studentessa.
A mille giorni dalla tragedia i genitori non si danno pace. In una lunga lettera, che verrà allegata alla mozione consiliare, i genitori chiedono giustizia come fanno da ormai quasi tre lunghi anni. Finora senza esito. Ad oggi, dopo due archiviazioni, la magistratura spagnola non ha avviato nessun procedimento penale per chiarire le responsabilità di quella tragica notte in cui persero la vita 13 studentesse, di cui sette italiane.

Pubblichiamo qui per intero le parole della famiglia Maestrini.

«Nonostante siano passati oltre mille giorni – scrivono i genitori Roberta e Gabriele Maestrini – è ancora molto viva la tragedia che ci ha colpito, ed è indescrivibile il dolore che stiamo provando. Queste tredici ragazze erano piene di vita, brillanti, con le ambizioni che hanno tutti i nostri ragazzi. Elena era, e quindi rimarrà, per noi comunque una ragazza normale che ha cercato e raggiunto l’obiettivo di fare purtroppo un breve percorso di studio universitario a Barcellona con l’utilizzo del progetto Erasmus.

Vogliamo ringraziare il sindaco e la giunta comunale di Gavorrano per questa mozione, vero atto di vicinanza e solidarietà teso a sensibilizzare e ad attivare ogni organo nazionale e non per la risoluzione della nostra ormai tragica vicenda.

In questo territorio Elena è nata e ha manifestato le sue passioni e amicizie».

«A seguito di un interesse iniziale del nostro governo – accusano i genitori – dobbiamo purtroppo ammettere che le istituzioni nazionali ci hanno abbandonati al nostro destino, quelli che hanno organizzato il viaggio come uno scambio culturale si sono dissolti dalle loro responsabilità, Esn Barcellona e l’Università di Barcellona si sono volatilizzati, Erasmus non ha portato avanti nel tempo nessuna iniziativa per mantenere alta l’attenzione su questa tragedia. Nessuna istituzione si è costituita parte civile o ha fatto esposti alla magistratura italiana».

«Purtroppo i giovani per la loro età, in alcune circostanze si affidano in modo incondizionato a istituzioni e cadono nelle trappole di viaggi low cost da questi organizzati, viaggi privi di sicurezza, indotti in errore da associazioni parauniversitarie. Esistono persone senza scrupoli che per pochi euro mettono a rischio le loro vite e talvolta, come in questo caso, ce le portano via per sempre. Per questo il progetto Erasmus nelle sue articolazioni deve essere rivisto e organizzato in modo da evitare simili tragedie. Noi adulti dobbiamo fare sì che i nostri giovani siano più tutelati da ogni punto di vista, purtroppo non in tutti i paesi della comunità europea avviene.
Speriamo che il programma Erasmus prosegua senza altre tragedie simili e nel frattempo, pur non avendo responsabilità, invitiamo i nostri magnifici rettori universitari a porre attenzione a come gli studenti affrontano questi percorsi all’estero, che sono sicuramente un’occasione di crescita personale e professionale per il futuro dell’Europa».

«Quanto è successo, dalle testimonianze e dalle indagine che emergono, si deduce in modo chiaro e inequivocabile che questa tragedia si poteva evitare. Non è stato un caso fortuito, non è stato un terremoto imprevedibile; qui si tratta di gravissime negligenze oltre alla responsabilità palese dell’autista. Vorremmo che i nostri figli in tali esperienze, ma anche nelle gite scolastiche, possano viaggiare in estrema sicurezza.

Morire in uno scambio culturale Erasmus, un’esperienza bella ed esaltante che rappresenta un forte arricchimento sia per la formazione professionale che personale, è tragico e inammissibile.

Non dimentichiamoci che gli autobus sono dei piccoli aerei che volano sull’asfalto con circa sessanta persone a bordo, ignare di quello che potrebbe succedere ma fiduciose in chi ha la responsabilità del viaggio».
«Finché potremo non smetteremo di gridare giustizia per le nostre tredici ragazze e perché ciò non accada mai più.

Dopo quasi tre anni siamo ancora al punto di partenza e a chiederci perché la giustizia spagnola rifiuti di ammettere verità lampanti e accertate dai loro organi di polizia.

Troppi interessi commerciali legate al turismo studentesco, un business sfrenato del territorio interessato, che non possono però mettere a rischio la vita dei nostri ragazzi che in nome di Erasmus partono carichi di sogni e speranze future».

«Per noi – conclude la lettera – non ci sono più speranze, ma solo una certezza; quella di lottare per restituire dignità e verità a coloro che non ci sono più. Grazie di cuore a tutti Gabriele e Roberta».

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