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#tiromancino – Decreto sicurezza: l’allarme pianificato a tavolino smascherato dal mondo reale

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Il Censis (centro studi investimenti sociali) l’ha definito in modo efficace «sovranismo psichico, prima ancora che politico». Entrando nello specifico il direttore dell’istituto di ricerca sociale – Massimiliano Valeri – nella conferenza stampa di presentazione del 52° “Rapporto sulla situazione sociale del Paese”, ha sottolineato come il sovranismo soggettivo «talvolta può assumere i profili paranoici della caccia al capro espiatorio. Quando la cattiveria, dopo e oltre il rancore, diventa la leva cinica di un presunto riscatto, con un’aggressività a bassa intensità, latente, pulviscolare». Tutto questo, sintetizzando, è la conseguenza non di una «percezione, ma del tradimento delle aspettative di cambiamento». Soprattutto della rabbia delle persone che vivono sulla propria pelle la frustrazione della «mancanza di prospettive di crescita individuale e collettiva».

Non è un caso che solo il 23% degli Italiani – a fronte del 30% della media europea – dichiari di «aver migliorato la propria condizione socio economica». E che «il 96% di coloro che hanno un basso titolo di studio e l’89% di chi ha redditi bassi, siano convinti che non potranno mai diventare benestanti».

Bisogna partire da questi concetti sociologici elaborati dal Censis, per comprendere fino in fondo la ratio politica del mitizzato “decreto sicurezza” partorito dal ministro Salvini e approvato acriticamente da un Parlamento stordito e incapace di tutto, salvo assecondare gli spiriti animali che percorrono la nostra società. Dandosi l’alibi di interpretare le aspettative del “popolo”.

A questo proposito, il mensile Vita, storico riferimento per il Terzo settore italiano – non la Terza internazionale comunista – parla nell’ultimo numero di ingresso «nell’era del razzismo normativo», e spiega senza mezzi termini come il vero obiettivo sia procrastinare l’emergenza anche in assenza di nuovi flussi migratori in ingresso, dal momento che il 2018 si concluderà con meno di 25.000 profughi “accolti” in Italia. Come? Si chiede Vita. «Creando le condizioni affinché le proprie profezie si avverino», è la risposta. Con l’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, infatti, tra le 110 e le 150.000 persone perderanno il diritto a essere ospiti dei centri di accoglienza – Cas e Sprar – per essere inghiottite dall’anonimato. Persone che ovviamente vivranno nel degrado rivolgendosi a criminalità organizzata e lavoro nero per sopravvivere. Per cui anche nei prossimi mesi, cruciali per la campagna elettorale delle elezioni europee, si potrà inveire contro l’invasione e avere un comodo bersaglio per parlare d’altro.

Grosseto, come ogni altra provincia italiana, sarà della partita e dovrà confrontarsi con questo tipo di emergenza deliberatamente programmata. Nonostante quasi nessuno ne sentisse il bisogno.

Ad oggi, a dire il vero, la situazione sarebbe del tutto sotto controllo. Nel corso dell’intero 2018, infatti, nelle strutture di accoglienza sparse per la provincia sono arrivati sì e no una trentina di nuovi richiedenti asilo, e la gran parte degli ospiti ancora seguiti da associazioni e cooperative sociali sono migranti arrivati in Italia tra il 2015 e il 2017. Complessivamente circa 600 persone, che è difficile definire un esercito dedito all’invasione della Maremma.

Peraltro le cose sono attese in veloce peggioramento, poiché via via che le commissioni e i giudici cui è stato fatto ricorso si pronunceranno a seguito della nuova normativa introdotta dal “decreto sicurezza”, a quasi tutti i richiedenti asilo verrà negato il permesso di soggiorno per motivi umanitari e quindi il diritto a rimanere nei centri di accoglienza. Ritrovandosi di punto in bianco senza un tetto, cibo e cure mediche, ma soprattutto privati degli unici canali d’integrazione reale – dai corsi d’italiano alla possibilità di frequentare corsi di formazione e tirocini – che finora avevano consentito di frequentare gli Italiani, prendere dimestichezza con la nostra folle burocrazia e in molti casi trovare un’occupazione. Queste persone in teoria dovranno lasciare l’Italia, ma non lo faranno. E nel caso vengano fermati e arrestati, costeranno dagli 8 ai 10.000 euro a rimpatrio. Via via che verranno chiusi i centri di accoglienza, inoltre, per i gestori si porrà il problema di licenziare gli operatori ad oggi impiegati nella gestione delle strutture: in provincia di Grosseto circa 50 persone.

In questo contesto, ci sono poi da gestire le situazioni più drammatiche, come quelle dei nuclei familiari con bambini piccoli o delle persone che soffrono di disturbi psichiatrici in seguito ai traumi subiti nel corso del viaggio verso l’Italia, passando per i lager della Libia e le rotte del Mediterraneo. Aspetti non secondari, ai quali si aggiungono la riduzione della retta giornaliera dai “famigerati” 35 Euro ai 19 previsti dal Decreto “sicurezza” e la più vessatoria e incivile fra le nuove misure introdotte: chi d’ora in poi otterrà una delle nuove categorie di permesso di soggiorno non potrà fare né la carta d’identità, né prendere la residenza. Cioè a dire non avrà la possibilità di trovare un lavoro e costruirsi una nuova vita in Italia, ma rimarrà sospeso nel limbo, appeso al rinnovo del permesso.

Tornando al Censis: è questo il modo migliore di rassicurare gl’Italiani impaniati nel «sovranismo psichico», terrorizzati dalla prospettiva di un futuro senza aspettative di miglioramento della propria condizione socio economica? La risposta è un No secco. Anche cedendo al cattivismo di moda, a prescindere da qualunque approccio etico alla questione. Il «razzismo normativo» e la disumanità ostentata non risolveranno nessuno dei problemi enormi dell’Italia, e il capro espiatorio dell’immigrazione è destinato a rimanere tale nell’opinione pubblica al massimo fino alle prossime elezioni europee. Dopodiché tutto cambierà repentinamente, con il subentro delle agenzie private che, dietro pagamento di una commissione, si occuperanno di andare a cercare manodopera nel terzo mondo per conto del nostro tessuto d’impresa più dinamico. Sempre che non esca con le ossa rotte dal bagno di sangue economico che si sta preparando. Mentre al sud la malavita continuerà imperterrita a intermediare domanda e offerta di lavoro nero.

Lo dicono i numeri già oggi lampanti, solo a volerli vedere. Gli stranieri – 5.350.000 persone, stabili per numero dal 2013 – contribuiscono al prodotto interno lordo nazionale per il 9%, equivalente a 130 miliardi di euro. Stando alle elaborazioni della Fondazione Leone Moressa dall’inizio della crisi nel 2008, il tasso di occupazione degli stranieri è sempre stato più alto di quello degli Italiani: nel secondo trimestre del 2018 il 62,2% contro il 58,7% degli Italiani.

Non è un caso che dal 2008 al 2017 i lavoratori stranieri siano passati da 1,7 a 2,4 milioni (+41%), con il peso della componente straniera sul totale degli occupati passato dal 7,3 al 10,5 per cento. Trend dovuto principalmente a due fattori: la crisi demografica dell’Italia e la fuga in massa degl’Italiani da alcune tipologie di lavoro.

Anche in questo caso le statistiche danno sentenze inappellabili: gli stranieri sono il 69,1% dei domestici; il 56,6% dei badanti; il 46,8% dei venditori ambulanti; il 31,6% dei braccianti agricoli; il 30,4% di operai specializzati e artigiani edili; il 27,4% degli addetti alla pulizia e alberghi; il 26% degli addetti alle merci non qualificati; il 22,2% dei custodi; il 18,6% degli addetti alla ristorazione; il 17% dei falegnami.

A proposito. Secondo l’8° rapporto annuale su “Stranieri e mercato del lavoro in Italia” redatto dal Ministero del lavoro – non dai Bolscevichi – nel 2017 Grosseto è stata nel gruppo di testa delle province italiane per incidenza dei rapporti di lavoro attivati per gli stranieri sul totale dei rapporti di lavoro: nella fascia tra il 28,4 e il 49,9%. Nella seconda fascia per incidenza dei rapporti di lavoro degli stranieri comunitari (9,5-12,8%) e nella prima fascia per l’incidenza di quelli extracomunitari (19,4-45,8%).

Quindi, in buna sostanza: arrendetevi, sono già fra noi………E sono destinati ad aumentare.

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