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Aurelia: «M5S e Lega facciano pace e producano qualcosa. Gli incroci a raso sono ancora lì»

GROSSETO – «Sulla Tirrenica il M5S e la Lega Nord sono semplicemente ridicoli. Suggeriamo, prima di fare queste figure, di mettersi d’accordo e produrre atti concreti perché di chiacchiere e comunicati stampa i cittadini ne hanno abbastanza» a scriverlo, in una nota congiunta, sono Marco Sabatini e Nicola Menale,  rispettivamente coordinatore regionale e coordinatore provinciale di Sinistra Italiana.

«Un vero e proprio corto circuito in poche ore. – dicono i due esponenti di Si – inizia il consigliere regionale M5S Giacomo Giannarelli il 1 dicembre con una dichiarazione, tanto bella quanto vaga, dove afferma che Anas metterà in sicurezza l’Aurelia, i lavori inizieranno entro il 2019, la SAT sarà cacciata, l’autostrada non si farà più . Il tutto dopo una chiacchierata con il Ministro alle Infrastrutture, il grillino Toninelli, che però non ci mette la faccia e resta in silenzio, forse perché si intende più di trafori che di autostrade. A stretto giro, a smentire l’esponente del M5S, arrivano proprio gli alleati di avventura o, meglio, di sventura, della Lega Nord che, seppur al Governo, hanno necessità di interrogare ANAS per sapere come stanno le cose».

«Il risultato, comunicato dai leghisti maremmani Lolini e Ulmi – prosegue la nota –  è che ANAS di quello che ha detto Giannarelli sembra non saperne nulla. Anzi, Sat avrebbe ancora la concessione per realizzare l’autostrada ed ANAS, nell’ultimo anno, non avrebbe ricevuto nessuna indicazione dal governo e non avrebbe previsto nulla nei suoi bilanci per la messa in sicurezza dell’Aurelia».

«Insomma chi ci governa – concludono i coordinatori Si – deve fare pace con se stesso e soprattutto, consigliamo, prima di inviare il prossimo comunicato di produrre qualcosa di concreto perché, al di là delle chiacchiere, lungo l’Aurelia ci sono sempre tutti gli incroci a raso che conosciamo ed a Capalbio c’è ancora una corsia per senso di marcia, con i pericoli conseguenti. Il tutto senza un atto formale da parte di chi governa il paese da oltre 6 mesi».

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