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Sviluppo rurale: «Fondi europei utilizzati solo al 25 per cento. Bisogna spendere prima e bene»

GROSSETO – “Oltre 46.000 domande presentate nei 50 bandi già pubblicati per 861 milioni stanziati, dei quali già pagati, al 31 ottobre, 236,5 milioni di euro. Sono questi i numeri di fondo del Programma di sviluppo rurale in Toscana” a dirlo è Coldiretti in una nota.

“Il principale strumento di finanziamento comunitario delle politiche agricole regionali, approvato nel maggio 2015 per coprire un periodo di sette anni (2014-2020), sta procedendo a ritmi sostenuti – dice la nota – tanto che in poco più di tre anni sono state messe in circolazione (impegnate o già utilizzate) l’86% delle risorse totali disponibili (pari a circa 950 milioni). Anche per questo, e in vista dell’avvio di una fase cruciale per la negoziazione del regolamento post 2020, la Regione Toscana ha organizzato due iniziative capaci di fare il punto sul ruolo svolto dal Programma e sulle sue prospettive per due ambiti strategici dell’agricoltura toscana: l’agroambiente, cioè la connessione tra agricoltura e tutela dell’ambiente e del territorio e la produzione agroalimentare di qualità, autentico fiore all’occhiello della Toscana nel mondo. La prima iniziativa si è svolta oggi, 28 novembre, a Braccagni (Grosseto) al Centro fiere del Madonnino di Grosseto con l’obiettivo puntato sulle politiche regionali sull’agroambiente. La seconda prenderà vita sabato 1 dicembre alla stazione Leopolda di Firenze nell’ambito della manifestazione Food & wine: e sarà un seminario sulle azioni concrete del Psr in relazione alla qualità del cibo”.

“Abbiamo apprezzato – dice Fabrizio Filippi, presidente di Coldiretti Toscana – la scelta di questa programmazione che ha sostenuto filiere virtuose che includono aziende agricole, aziende della trasformazione, della commercializzazione e della distribuzione dei prodotti agro-alimentari, soggetti scientifici, reti di imprese. I cosiddetti Pif, progetti integrati di filiera finanziati dal Psr che insieme ai Pit, progetti integrati territoriali, servono proprio a questo, a stimolare sinergie tra soggetti anche molto diversi e a rafforzare così i comparti di punta del nostro agroalimentare di qualità. Due casi significativi in maremma sono rappresentati dal Caseificio di Manciano e da OL.MA, la Cooperativa degli Olivicoltori Maremmani, oggi visitati dal presidente Enrico Rossi”.

Diverse le filiere interessate dagli investimenti del Psr toscano, la vitivinicola in primis, ma anche la filiera olivo-oleicola, quella cerealicola e quella bovina. Il primo bando dei Pif, approvato nel 2015, con una dotazione di 90 milioni ha attivato quasi 180 milioni di euro di investimenti distribuiti tra i 29 progetti ammessi, il secondo pubblicato nel 2017, a fronte di 30 milioni di euro di risorse pubbliche, attiverà 67 milioni di euro di investimenti. Il bando Pit del 2017 ha investito risorse per 10 milioni di euro.
“La nostra regione – continua Filippi – rispetto alle risorse pubbliche disponibili per il settennato, che ammontano a 941 milioni di euro di finanziamenti per misure finalizzate tra l’altro all’ammodernamento delle imprese agricole, ai progetti di filiera, al biologico, alla difesa della biodiversità, alla forestazione e all’insediamento dei giovani agricoltori, ha pagato al 31 ottobre 236,5 milioni di euro pari al 25%”.

“Considerando che le risorse messe a bando in Toscana superano 861 milioni di euro – dice Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Toscana – ci sono circa 600 milioni di interventi per i quali è in itinere il lavoro di istruttoria. La nostra Organizzazione – continua De Concilio – ha messo più volte a disposizione della Regione tutta la propria struttura e la capacità di lavoro per rendere possibile una rapida evasione delle procedure con una sollecita liquidazione dei finanziamenti destinati alle imprese agricole, proponendo anche nuovi modelli di sussidiarietà, come evidenziato dallo stesso Assessore Remaschi. Bisogna realizzare le più efficaci sinergie affinché le preziose risorse europee arrivino il prima possibile ai beneficiari, non solo per scongiurare il ritorno nelle casse di Bruxelles, ma per non vanificare lo sforzo delle imprese che investono per produrre buon cibo e posti di lavoro per l’intera società”.

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