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Parkinson: «Importante diagnosticarlo subito». Se ne parla con gli specialisti al Misericordia

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GROSSETO – Al Misericordia un incontro tra gli specialisti e l’associazione Azione Parkinson Grosseto, per illustrare il Percorso diagnostico terapeutico assistenziale della Asl Toscana sud est

Si celebra il 24 novembre la Giornata Nazionale del Parkinson, una malattia neurodegenerativa causata dalla progressiva morte delle cellule nervose (neuroni) situate nella cosiddetta sostanza nera, una piccola zona del cervello che, attraverso il neurotrasmettitore dopamina, controlla i movimenti di tutto il corpo. Chi ha il Parkinson, proprio per la progressiva morte dei neuroni, produce sempre meno dopamina, perdendo il controllo del suo corpo. Arrivano così tremori, rigidità, lentezza nei movimenti. E’ stato dimostrato che i sintomi iniziano a manifestarsi quando sono andati perduti circa il 50-60% dei neuroni dopaminergici.

A Grosseto, sabato 24 novembre, presso l’Ospedale Misericordia, dalle 11 alle 12, ci sarà un incontro tra gli specialisti neurologi e l’associazione di volontariato Azione Parkinson Grosseto onlus, per presentare le più recenti acquisizioni terapeutiche e la struttura del Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA), condiviso tra tutti i professionisti sanitari e le associazioni di volontariato, secondo il modello delle Reti cliniche integrate e strutturate, che vede partecipi i medici di medicina generale.

“Nella provincia di Grosseto – afferma, Roberto Marconi, direttore Area Funzionale Neurologica Aziendale e UOC Neurologia del Misericordia – i malati sono circa 1000, di cui 500 sono seguiti dall’Ambulatorio dedicato a Parkinson e disturbi del movimento del Misericordia. Si tratta di un servizio di 2° livello, al quale sono indirizzati i pazienti dopo aver effettuato una visita specialistica e dove trattiamo i casi di gestione più complessa, valutandoli attraverso una diagnosi differenziale più approfondita e puntuale. Oltre a me, svolgono attività di ambulatorio i neurologi Francesca Rossi, Simone Ballerini e Andrea Mignarri. Negli ultimi anni abbiamo preso in cura persone sempre più giovani, questo fenomeno è dovuto a un abbassamento generale dell’età di esordio della malattia: un paziente su 4 ha meno di 50 anni, il 10% ha meno di 40 anni. Pertanto la concezione che la malattia riguardi solo le persone anziane non corrisponde più alla realtà. La scienza è oggi in grado di porre una diagnosi ai primi sintomi, quando la malattia è ancora in fase embrionale. Inoltre, si ipotizza che mediamente, rispetto al momento della prima diagnosi, l’inizio del danno cerebrale sia da retrodatare di almeno 6 anni. Si tratta di una patologia in aumento, si stima infatti che nel 2030 le persone affette da Parkinson saranno il doppio di oggi”.

Oggi la malattia colpisce circa il 3 per mille della popolazione generale, e circa l’1% di quella sopra i 65 anni. In Italia i malati di Parkinson sono circa 300.000, per lo più maschi (1,5 volte in più), con età d’esordio compresa fra i 59 e i 62 anni.

“Intercettare i primi sintomi di una patologia cronica è importantissimo per tenere sotto controllo il decorso della malattia e iniziare subito la terapia – afferma Enrico Desideri, direttore generale Asl toscana sud est – Ecco perché è stata istituita la Rete del Parkinson, ovvero un percorso condiviso con il medico di famiglia che ai primi sintomi del paziente lo indirizza ai professionisti ospedalieri per una diagnosi precoce. Una volta fatta la diagnosi, il paziente sarà seguito da un’equipe in cui il medico di famiglia e lo specialista collaborano con controlli periodici programmati, al fine di evitare l’evoluzione della malattia e l’insorgenza di complicanze e disabilità”.

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