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Peste suina, Confagricoltura: «Allevamenti a rischio. I cinghiali vanno contenuti»

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GROSSETO – Il contenimento della fauna selvatica è diventato una priorità anche per evitare il contagio derivato della peste suina africana, che sta preoccupando gli allevatori suinicoli italiani, dopo quanto avvenuto in Belgio. Per questa ragione Confagricoltura ha scritto ai ministri dell’Ambiente, dell’Agricoltura e della Salute per sollecitare a un’azione congiunta volta al contenimento in particolare dei cinghiali.

“Alle prime misure già assunte – spiega il presidente di Confagricoltura Grosseto, Attilio Tocchi – è necessario affiancare una efficace azione che impedisca la diffusione nella nostra regione e provincia della peste suina africana in quanto intimamente legata, come da più parti dimostrato, alla diffusione delle specie selvatiche ed in particolare dei cinghiali. Ecco perché il contenimento della popolazione di queste specie animali, costituisce quindi una misura precauzionale principale rispetto al rischio di una diffusione del virus che tocchi i nostri allevamenti.”

Infatti, puntare sugli abbattimenti costituisce d’altro canto una scelta sulla quale anche altri Paesi sono indirizzati. In Francia, è recente la notizia di nuove disposizioni che, visti i positivi risultati delle azioni di contenimento e controllo, vanno nella direzione di una riduzione significativa della popolazione di cinghiali. Peraltro, anche lo stesso ministro Centinaio, rispondendo ad una interrogazione parlamentare aveva speso parole in favore dell’utilità degli “abbattimenti programmati” e paventato la istituzione di un tavolo tecnico tra i dicasteri coinvolti.

“A questo punto – prosegue il presidente Tocchi – credo seriamente che si debba rapidamente concretizzare questa ipotesi e confrontarsi, perché se è vero che nelle aree dove il virus è stato identificato è opportuno contenere l’attività venatoria perché potrebbe addirittura aumentare la sua diffusione, al contrario nei territori come quello italiano, ed in particolare in quello toscano e in provincia di Grosseto in primis, dove ancora fortunatamente la patologia non è presente, occorre intensificare la caccia e ridurre il numero di cinghiali diminuendo così drasticamente il rischio di introdurre la peste suina in Italia. A questo punto mi aspetto che la Regione Toscana accolga la richiesta di limitare la presenza di specie che arrecano parecchi danni alle imprese agricole e che attivi un piano di contenimento del numero dei cinghiali, con misure anche straordinarie che possano incidere sulla abnorme popolazione di questi animali”.

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