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Cattivi odori in città: «Il sindaco illustri ai cittadini i dati raccolti sulla produzione di biogas»

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GROSSETO – «La risposta del sindaco sulla questione dei miasmi non risolve i disagi e il male di vivere percepito e denunciato da molti cittadini in varie parti della città di Grosseto, né tantomeno rassicura sui possibili rischi per la salute della popolazione» con queste parole inizia la lettera che il comitato Grosseto aria pulita ha indirizzato a sindaco, Prefetto e ai cittadini, tornando sulla questione del cattivo odore percepito in città.

«Proprio in virtù delle segnalazioni di alcuni cittadini che hanno accusato nausea, disturbi respiratori e dermatologici – chiarisce il comitato – ci appaiono importanti le parole del sindaco quando annuncia “il ruolo del Comune risulterà primario nel momento in cui si dovessero prospettare e/o palesare rischi per la salute della cittadinanza”, ma vorremmo fargli notare che tali rischi ci sembrano già palesati. Rammentiamo al primo cittadino che il sindaco può emanare ordinanze contingibili e urgenti al fine di prevenire gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica, anche connessi con l’inquinamento atmosferico, e per emergenze sanitarie, di igiene pubblica, per situazioni di grave incuria o degrado del territorio e dell’ambiente o di pregiudizio del decoro e della vivibilità urbana, con particolare riferimento alle esigenze di tutela della tranquillità dei residenti. Se i destinatari dell’ordinanza non ottemperassero all’ordine impartito, il sindaco può provvedere d’ufficio a spese degli interessati. Al fine di assicurare l’attuazione dei provvedimenti adottati dal sindaco, il prefetto, ove le ritenga necessarie, dispone le misure adeguate per assicurare il concorso delle Forze di polizia e può disporre ispezioni per accertamenti e per acquisire dati e notizie».

«L’Arpat ha chiarito che la maggior parte delle maleodoranze percepite sono dovute agli impianti di produzione di biogas da biomasse – sostiene Grosseto aria pulita – Nel comune di Grosseto esistono 8 impianti biogas in grado di produrre energia elettrica bruciando i gas ottenuti dalla fermentazione di biomasse. Tali biomasse possono essere prodotte nelle rispettive aziende agricole ma, fino a una quota pari al 49% del totale, possono provenire anche da residui vegetali o animali scartati da imprese industriali del settore agroalimentare (trinciato, sorgo, prodotti scaduti) e dall’industria zootecnica (reflui e carcasse di animali). Dalle parole del sindaco abbiamo letto che il Comune, nel giugno 2017, ha costituito un gruppo di lavoro finalizzato alla valutazione della sostenibilità ambientale di tali impianti biogas, coinvolgendo varie professionalità comunali e di Regione Toscana, Asl e Arpat».

Il comitato Grosseto Aria Pulita, nella lettera, chiede quindi al sindaco di illustrare ai cittadini, anche in virtù delle attività e dei dati raccolti dal giugno 2017 ad oggi dal gruppo di lavoro da lui istituito:
«1) le quantità complessive annue dei sottoprodotti provenienti da fuori comune e indirizzati agli otto impianti biogas presenti sul territorio comunale di Grosseto, suddivise per le diverse qualità, attestate dalle analisi chimiche che dovrebbero accompagnare tali conferimenti – si legge nella missiva – 2) quali siano le industrie fornitrici dei suddetti sottoprodotti, suddivise tra quelle rientranti nella così detta “filiera corta”, cioè collocate nel raggio di 70 Km dall’azienda agricola sede dell’impianto biogas che le utilizza, e quelle collocate al di fuori di tale raggio; 3) le quantità complessive annue del così detto “digestato”, cioè del materiale residuo dello sfruttamento energetico condotto negli otto impianti biogas del comune di Grosseto, che verrebbe distribuito e smaltito sui terreni agricoli e la superficie complessiva di tali terreni; 4) il numero degli eventuali controlli effettuati dalla Polizia Municipale a carico dei trasferimenti dei sottoprodotti di cui sopra, distinguendo tra quelli effettuati presso le aziende agricole sede degli otto impianti e quelli effettuati presso i terreni agricoli in cui il “digestato” verrebbe smaltito».

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