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Studio sulla presenza della mafia in Toscana: «Grosseto provincia ad alto rischio di infiltrazione»

GROSSETO – “In Toscana non esiste un insediamento organizzativo autonomo delle quattro mafie storiche, ma circolano parecchie strutture mafiose. Quattro le province a elevato rischio di penetrazione criminale: Grosseto, Livorno, Prato e Massa Carrara” a dirlo è l’assessore regionale al bilancio, Vittorio Bugli, rispetto ai dati emersi dal secondo rapporto sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione in Toscana

“Sebbene nella nostra regione non esista un insediamento organizzativo autonomo delle quattro mafie storiche o di altro tipo – chiarisce Bugli – in Toscana circolano parecchie strutture mafiose, 78 sembrano essere i clan che qui hanno una proiezione criminale”. Il documento che approfondisce ed estende a tutto il 2017 i risultati della prima ricognizione svolta lo scorso anno, è articolato in tre macro-sezioni: la prima si concentra sui fenomeni di criminalità organizzata; la seconda presenta i principali andamenti relativi alla corruzione politica e amministrativa in Toscana; nella terza si presentano i primi risultati di un’analisi sull’azione della società civile nell’impegno ‘dal basso’ contro le organizzazioni criminali e la corruzione.

“Inizieremo un tour – prosegue l’assessore – per lo meno in tutti i consigli comunali di tutte le città capoluogo della nostra regione, non solo per illustrare il rapporto sul territorio e favorire momenti di approfondimento, ma anche per dare possibili opzioni di intervento contro il fenomeno. Come cittadini e istituzioni su queste cose dobbiamo avere sensibilità, consapevolezza e poi sapere cosa fare”. Bugli evidenzia un altro dato importante: “Nell’ultimo triennio, il distretto toscano è il primo in Italia, dopo le tre regioni a presenza storica delle mafie (Campania, Calabria e Sicilia), per numero di soggetti denunciati o arrestati con questa aggravante per i delitti ipotizzati (223 persone). Sono significative – sottolinea – le evidenze giudiziarie rispetto a soggetti che individualmente attraverso le proprie condotte illecite hanno avuto quale finalità il favoreggiamento di organizzazioni criminali di stampo mafioso”.

Il rapporto analizza i principali indicatori-spia della probabile presenza di fenomeni di criminalità organizzata che mostrano un significativo aumento del rischio criminalità in Toscana. Questo è il caso delle denunce per estorsione e riciclaggio (il cui tasso è di gran lunga il più elevato in Italia, quasi quattro volte quello nazionale), e delle denunce per attentati. “Quattro province, in particolare – aggiunge l’assessore – si distinguono negli anni più recenti per un più elevato rischio di penetrazione criminale: Grosseto, Livorno, Prato e Massa Carrara. Prato è, poi, la prima provincia in Italia per i reati di riciclaggio”. E ancora, “camorra e ‘ndrangheta sono le più presenti sul territorio e il mercato degli stupefacenti è quello più significativo in cui le proiezioni mafiose penetrano”.

Il dato che emerge è che i gruppi criminali non mirano al controllo del territorio ma del business e la Toscana si conferma un contesto economico favorevole, oltre che vantaggioso, per gli investimenti criminali sia a fini di puro riciclaggio e occultamento dell’origine illecita, che di reimpiego in nuove attività economicamente remunerative. In Toscana il numero totale dei beni confiscati è di 364 beni totali presenti e distribuiti in 60 Comuni della Toscana (su un totale di 287 Comuni).

Passando alla corruzione, nel rapporto si parla di un 5,5 per cento di famiglie toscane che ha dichiarato di essere stato direttamente coinvolto, almeno una volta, nel corso della vita in eventi corruttivi, un numero di risposte affermative inferiore rispetto alla media nazionale, pari al 7,9 per cento. Tra le aree sensibili alle pratiche corruttive al primo posto si colloca il settore dell’assistenza (2,3 per cento), seguono gli uffici pubblici e la sanità, entrambi col 2,1 per cento di esperienze, quindi, il lavoro con il 2 per cento, infine l’istruzione con lo 0,8 per cento. Se nella sanità si includono anche richieste improprie da parte dei medici di effettuare visite private la percentuale di risposte affermative sale fino al 7,9 per cento dei casi. Sotto la media nazionale anche le esperienze di corruzione politico elettorale (3,7 per cento). Superiore alla media nazionale (8,3 per cento) la percentuale di risposte affermative rispetto a richieste di raccomandazione (9,6 per cento).

“E’ vulnerabile anche il settore urbanistico del governo del territorio – prosegue Bugli – soprattutto per le attività autorizzative e di rilascio di permessi”. Secondo le statistiche giudiziarie dell’Istat su reati contro la pubblica amministrazione (anno 2016) la Toscana si discosta in modo virtuoso dalla media italiana. Il numero di sentenze per peculato è in linea con la media italiana (sette ogni milione di abitanti), rappresentando il tipo di reato più diffuso a livello toscano. Guardando ad altri reati contro la pubblica amministrazione è in aumento il numero di condannati, tanto per il reato di abuso d’ufficio (ascesa particolarmente marcata), che per quelli di malversazione e peculato (in linea col trend nazionale).

L’ultima sezione del rapporto ha per oggetto un focus su società civile e legalità. L’obiettivo è quello di avanzare prospettive, interpretazioni ed eventuali soluzioni ai fenomeni di corruzione e criminalità organizzata da parte di attori non istituzionali. Una prima mappatura condotta a livello regionale consegna l’immagine di una società civile eclettica e impegnata su molteplici fronti. Nonostante la varietà di attori anti-mafia e anti-corruzione presenti in Toscana, tutti sono idealmente accomunati dall’impegno nella lotta per la legalità.

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