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#tiromancino: i rifiuti per strada e la “società incivile” senza più etica

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Provando a fare un collegamento etico apparentemente azzardato. Abbandonare i rifiuti per strada è un efficace indicatore d’inciviltà. Segnale inequivocabile del degrado culturale di una comunità. Uguale e parallelo nella logica che gli soggiace a lasciare fuori dalla mensa e dagli autobus scolastici i bambini di famiglie extracomunitarie, alle quali il comune di Lodi guidato dalla sindaca leghista Sara Casanova ha imposto un’insormontabile barriera economica con un bieco espediente regolamentare.

In cosa sta dunque la liason tra Grosseto, in Maremma, dove sta esplodendo l’abitudine poco dignitosa di lasciare per strada rifiuti ingombranti d’ogni genere – dai calcinacci ai materassi, dai mobili a la qualunque – e Lodi, in Lombardia, dove da giorni a più di 200 bambini “stranieri” è impedito di mangiare gli stessi pasti e salire sugli stessi scuolabus coi propri coetanei “italiani”? La risposta è molto più ovvia di quanto si possa immaginare: il legame sta nella decomposizione dell’etica pubblica, che presiede ai comportamenti di qualunque collettività. Che si tratti di una comunità locale o nazionale, infatti, il venir meno di regole condivise universalmente accettate per tali, ha come conseguenza logica il trionfo dell’approccio fai da te. E in questi casi, ovviamente, ognuno piega le regole alle proprie convenienze, chiamiamole così.

Per cui, qui a Grosseto, dove in un solo giorno – ha dichiarato l’assessora all’ambiente – sono arrivate in Comune una settantina di segnalazioni relative a rifiuti abbandonati in piccole discariche o di fronte ai cassonetti, ognuno trova il proprio alibi. L’impresa edile scarica in zone appartate le macerie delle demolizioni, perché lo smaltimento in discarica costa troppo. Anche se le discariche, parafrasando una nota massima, sono uno degl’indicatori della civiltà di un Paese. La famiglia che si trasferisce lascia giù vicino al cassonetto tutto quello che non gli serve, perché è una rottura di coglioni prenotare al numero verde il ritiro degl’ingombranti. Oppure altre simpatiche famigliole, che non hanno voglia d’incaponirsi coi cassonetti “intelligenti” (in verità, dicono, di molto ebeti), ammucchiano di tutto un po’ di fronte alle isole ecologiche. E così la bucolica città di Grosseto in certi suoi scorci inizia vagamente ad assomigliare alle esecrate contrade di alcune regioni del sud Italia. Dove i cumuli dei rifiuti sono oramai parte integrante del paesaggio.

A Lodi, invece, il parametro di riferimento non è la quantità dei rifiuti di cui liberarsi. Ma il colore della pelle, o meglio il Paese di provenienza che guarda caso coincide con alcune caratteristiche tonalità del colore della pelle. Per cui i bambini hanno un ”peso specifico” diverso a seconda della provenienza, meglio ancora della cittadinanza dei loro genitori, dal momento che non sono semplicemente esseri umani di piccola taglia che frequentano le scuole – com’era finora – ma persone di seconda o terza scelta. Un po’ come il parquet. Troppo drastico? Anche no. ll razzismo cristallino, puro come un diamante di 10 carati, si manifesta in tanti modi: ad esempio all’applicazione dell’Isee, chiedendo ai genitori di esibire un certificato di “nullatenenza” nel proprio Paese d’origine, con traduzione giurata in lingua italiana, difficile e costoso da reperire in Paesi del terzo mondo dove la pubblica amministrazione è inefficace e corrotta (persino più che in Italia). Come se nelle case, nelle fabbriche e nelle stalle del lodigiano lavorassero facoltosi extracomunitari intenti a scroccare alla comunità i servizi scolastici a vantaggio delle loro creature. Come se avere una casa di proprietà in Egitto, Tunisia, Bangladesh, India o Pakistan avesse qualcosa a che vedere con i costi da sostenere in Italia per usufruire della mensa scolastica o dello scuolabus. Anche in questo caso – che ovviamente è di gran lunga più grave dell’abbandono dei rifiuti – a fare la differenza sono il tasso etico e i principi finora ritenuti intangibili. Se prima i bambini venivano considerati intoccabili e quindi da proteggere in quanto tali, oggi lo snaturamento dell’etica consente di utilizzarli come pretesto per alimentare con disinvoltura lo scontro politico. Tanto almeno una parte dell’opinione pubblica ritiene accettabile che per una trappola regolamentare illegittima – quanto ci metterà un giudice a pronunciarsi? – dei bambini non possano mangiare a mensa con i propri compagni di classe perché di nazionalità diversa. Una contemporanea apartheid locale nella “civile” Lombardia, che crea i presupposti perfetti perché quei bambini crescano odiando il Paese in cui i loro genitori sono stati costretti ad emigrare. Alimentando uno scontro fittizio fra civiltà che presto porterà conseguenze nefaste.

Ragionando sulla stessa falsariga. Non è stato forse uno smottamento etico quello che ha portato alcuni Carabinieri a pestare a morte Stefano Cucchi, venendo meno alle regole che ne avrebbero dovuto ispirare i comportamenti? Quasi certamente nella convinzione di poter violare impuniti la legge. Oppure, chiaramente passando di palo in frasca, non c’è un problema di etica dietro alla sgradevolissima abitudine della gran parte dei proprietari di cani di non rimuovere nelle nostre città gli escrementi dei loro animali. Trasformando vie e parchi pubblici in latrine a cielo aperto? Contando sul fatto che difficilmente incapperanno in un controllo e nella multa conseguente?

Piegare il nucleo dei valori condivisi che discriminano i comportamenti in giusti e ingiusti alle convenienze di parte, è in definitiva il problema al quale non si sfugge. Il tema etico, in questo senso, precede e in qualche modo addirittura prescinde dalla legalità o meno dei comportamenti delle persone. Non ci può essere una legge a disciplinare ogni singolo aspetto delle relazioni umane e sociali. Non ci può essere una telecamera per ogni cassonetto o per ogni proprietario di cane. Non ci può essere un controllore esterno per ogni pattuglia di Carabinieri, né un supervisore per ogni sindaco. Il controllo occhiuto e morboso alla grande fratello non sarà mai la soluzione.

Tuttavia se non recuperiamo presto un’etica condivisa alla quale ciascuno decida di uniformarsi autonomamente per convinzione morale, la maionese composita della nostra società impazzirà in modo irrecuperabile. E le convenienze dei singoli o di singoli gruppi sociali non basteranno a trovare una composizione.

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