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Mensa: «Nessuna discriminazione, chi non paga non vuole pagare. L’opposizione difende gli abbienti»

GROSSETO – «Mense scolastiche: un sistema garantista e paziente. Chi non paga è perché proprio non vuole pagare. I genitori inadempienti saranno segnalati ai Servizi sociali» così il sindaco Vivarelli Colonna e l’assessore Veltroni intervengono sul dibattito che si è acceso in merito al servizio mensa.

«Sul servizio di refezione scolastica le polemiche dell’opposizione sono, anche questo anno, strumentali – dicono i due amministratori in una nota. Anzi, di più: la minoranza utilizza i bambini come scudi e finisce per giustificare le condotte di quei genitori, spesso abbienti, visto che per coloro che rientrano nella fascia di maggior disagio è gratis, particolarmente portati a dimenticare di pagare i pasti dei propri figli».

«Nel dettaglio, come funziona il servizio di pagamento? Sarò didascalico – dice il sindaco – il sistema comunica al genitore, per tre volte, che il credito nel borsellino elettronico si sta esaurendo, via email o via App. Passati sotto silenzio questi warning, il sistema avverte del raggiunto azzeramento della soglia disponibile. Da quel momento, per successive altre tre volte, il genitore riceve notifiche che gli ricordano di ricaricare il credito».

«Durante tutto questo periodo – prosegue Vivarelli Colonna – il bambino continua regolarmente a consumare il pasto a mensa. Contestualmente, il genitore distratto si vede recapitare a casa una lettera cartacea con la quale lo si invita – ancora una volta – a saldare il debito o a recarsi in Comune per la risoluzione del problema. Questa missiva è inviata per conoscenza anche al dirigente dell’istituto scolastico dove il figlio è iscritto».

«Se il genitore, nonostante tutte queste continue e ripetute comunicazioni, fosse ancora moroso, viene invitato a recarsi a scuola per recuperare il figlio e portarlo a mangiare a casa – aggiunge il primo cittadino – Contestualmente, il Comune attiva i Servizi sociali e avvisa la scuola comunicandole che la famiglia di un suo studente ha scelto di non usufruire più del servizio di refezione. Questo è l’iter complessivo. E quest’ultima è, ovviamente, l’extrema ratio: noi vogliamo essere garantisti e pazienti. Certo che risulta quantomeno poco credibile che chiunque riceva una tale mole di avvisi sia semplicemente distratto».

«Lo scorso anno siamo intervenuti convintamente per ripristinare una situazione di equità – sottolinea il sindaco -e garantire correttezza e regolarità, senza peraltro toccare minimamente le famiglie in difficoltà che sono esenti dal pagamento dei pasti: abbiamo recuperato oltre 160mila euro dai morosi. Le quote di compartecipazione al pagamento del servizio sono declinate addirittura su 11 fasce, cosa che garantisce trattamenti equi: sono l’1,50 per cento le famiglie esenti completamente e quasi il 10 per cento quelle appartenenti alla prima fascia che pagano 1,20 euro a pasto, 0,96 centesimi nel caso del secondo figlio».

«Lo scorso anno non ci fu nessun disagio- concludono sindaco e assessore – Nessun bambino fu discriminato. Le polemiche ci furono, così come ci sono questo anno. Ma noi siamo convinti di essere dalla parte del giusto perché abbiamo deciso recuperare somme mai riscosse e, al contempo, abbiamo avuto rispetto della maggioranza delle famiglie che regolarmente pagano la propria quota per usufruire di un servizio, vogliamo ricordarlo, accessorio e non obbligatorio. Abbiamo pure attivato sistemi di rateizzazione. Abbiamo avuto il coraggio di fare quello che era necessario fare. E siamo orgogliosi del risultato raggiunto».

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