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Morì nella cabina del camion che prese fuoco: chiesto il rinvio a giudizio per il titolare della ditta fotogallery

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ORBETELLO – È stato rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio stradale il titolare della ditta di Aprilia proprietaria del camion in cui perse la vita, il 27 aprile 2017, il quarantenne Domenico Di Liscia. L’uomo stava percorrendo l’Aurelia; all’altezza di Albinia l’incidente: la vittima rimase schiacciata all’interno della cabina, che prese fuoco.

I familiari, assistiti dal consulente Angelo Novelli, si sono affidati a Studio 3A, per vederci chiaro nella morte di Di Liscia. Lo studio punta il dito contro il camion «vecchio di vent’anni, e su un serbatoio aggiuntivo» da cui sarebbe fuoriuscito il carburante».

Erano le 22 e il camion stava procedendo in direzione Roma con un carico di bottiglie d’acqua quando l’autista ha perso il controllo del mezzo finendo contro il guard-rail; il camion si è ribaltato finendo di traverso alla strada, e ha preso fuoco: in pochi secondi anche la cabina è stata avvolta dalle fiamme e per il conducente non c’è stato scampo, è morto carbonizzato.

Il Pm Arianna Ciavattini parla di “violazione delle disposizioni normative in rubrica” l’imprenditore “ha messo a disposizione per l’espletamento dell’attività lavorativa del dipendente Domenico Di Liscia un autoarticolato, immatricolato nel 1997, non idoneo ai fini della sicurezza del lavoratore” omettendo “di sottoporre il veicolo a motore e il rimorchio al collaudo presso i competenti uffici della Direzione generale della Motorizzazione civile”, e “di non aver provveduto ad aggiornare la carta di circolazione del veicolo a fronte dell’installazione di un serbatoio supplementare di 600 litri collocato sulla destra del trattore”.

“Nello scontro dell’autoarticolato con la barriera stradale in new jersey – scrive sempre Ciavattini -, e del successivo ribaltamento del mezzo su se stesso, per effetto del corto circuito determinato dal danneggiamento dei cavi dell’impianto elettrico a servizio del trattore, si generava un violento innalzamento della temperatura che costituì punto d’innesco di un forte e subitaneo incendio, provocato dalla dispersione del gasolio fuoriuscito per effetto della rottura proprio del predetto serbatoio di destra. Incendio che avvolse in pochi istanti l’abitacolo, determinando la morte per shock termico di Di Liscia”.

Il giudice Marco Mezzaluna ha dunque fissato l’udienza preliminare per il 15 novembre, alle 9.30, in Tribunale a Grosseto.

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