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Lavoro 4.0: Cgil e Confindustria insieme per parlare di sviluppo

Lavoro 4.0 Le imprese maremmane alla sfida del “lavoro buono” e dell’innovazione tecnologica. Il ruolo del manifatturiero come comparto trainante. Cgil Grosseto e Confindustria Toscana Sud con un’idea di sviluppo condivisa

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FOLLONICA – Giovedì 4 ottobre nella sala del museo Magma di Follonica, a partire dalle 16.00, ci sarà l’occasione per discutere di industria 4.0 e del lavoro che cambia con la presentazione de “Il lavoro 4.0 – La quarta rivoluzione industriale e le trasformazioni delle attività lavorative”. Libro collettivo scritto da Alberto Cipriani, Alessio Gramolati e Giovanni Mari.

Si tratta di un’iniziativa organizzata insieme dalla Cgil di Grosseto e da Confindustria Toscana Sud per aprire una discussione sulle prospettive di sviluppo del settore manifatturiero in provincia di Grosseto, rivolta anche ad agricoltori e potenziali imprenditori del comparto agroindustriale.

Insieme a Gramolati e Mori, interverranno Claudio Renzetti, (segretario provinciale della Cgil) Francesco Pacini (presidente Confindustria Toscana Sud) e Andrea Benini (sindaco di Follonica). Ai quali si aggiungeranno gli interventi di esperti qualificati: Tania Scacchetti, segretaria della Cgil nazionale; Andrea Bianchi direttore dell’Area politiche industriali di Confindustria nazionale, Andrea Di Benedetto, presidente del polo tecnologico di Navacchio e di Cna Toscana, e Stefano Fancelli, coordinatore del progetto Bio Fast Prime e presidente di Luppolo made in Italy – Rete d’imprese. A coordinare il dibattito, il giornalista ed ex conduttore televisivo di Linea Verde Sandro Vannucci.

«Quella che abbiamo organizzato insieme Confindustria – spiega Claudio Renzetti, segretario della Cgil maremmana – non è la semplice presentazione di un libro pure importante per l’analisi che fa dell’evoluzione che sta investendo il mondo del lavoro. È l’avvio di una nuova stagione di attenzione al comparto manifatturiero in provincia di Grosseto, che siamo fermamente convinti vada valorizzato e promosso. Perché le imprese dei comparti agroalimentare, chimico, meccanico ed elettromeccanico presenti in Maremma e sull’Amiata possono aiutare questo territorio ad uscire dalla crisi che lo penalizza da anni, creando buona occupazione e innovazione tecnologica. Oltre gli stereotipi che circoscrivono il nostro tessuto economico a turismo, commercio e agricoltura. Comparti produttivi che grazie alla digitalizzazione possono a loro volta implementare in termini positivi lo sviluppo economico.

Le novità stravolgenti portate dall’evoluzione tecnologica con la cosiddetta industria 4.0, comportano una rottura degli schemi tradizionali nelle dinamiche della produzione e nel mondo del lavoro. Per questo come Cgil ci siamo dati l’obiettivo di stare dentro al processo, considerato che il cambio di paradigma non interessa soltanto le modalità della produzione ma impatta anche su welfare, relazioni sociali, protezioni sociali, così come sul rapporto tra aree urbane e campagna, sulle modalità di trasporto, sui processi migratori. Il nostro intendimento è di coinvolgere in questa discussione sulla “quarta rivoluzione industriale” la società maremmana nel suo insieme. In un dialogo aperto non solo con dirigenti aziendali e imprenditori di start up, ma anche con governi locali, società civile, i lavoratori e gli altri sindacati. Insomma – conclude Renzetti – siamo all’inizio ma abbiamo le idee chiare su dove vogliamo arrivare. E lo vogliamo fare presto, perché non c’è più tempo da perdere».

«Abbiamo accolto con favore – afferma Francesco Pacini, Presidente della Delegazione di Grosseto di Confindustria Toscana Sud – la proposta di collaborare a questo momento di confronto in quanto è opportuno che le parti sociali, tutte insieme, si confrontino su come cogliere le opportunità che l’innovazione tecnologica sta portando nell’ambito delle nostre imprese.

E’ bene sottolineare che al centro della trasformazione digitale ci sarà l’impresa manifatturiera proprio perché, grazie alle nuove tecnologie, sarà possibile migliorare l’efficienza e la produttività con un conseguente miglioramento delle performance complessive. Questa tesi è infatti sostenuta anche da tutti i grandi paesi manifatturieri: Cina, Germania, Stati Uniti, Francia, stanno infatti investendo moltissime risorse per rafforzare i propri comparti industriali. La fabbrica del futuro, grazie ad una dotazione tecnologica importante favorirà quindi lo sviluppo di molte altre attività di servizio che contribuiranno ad arricchire quei territori che, al centro, avranno l’impresa manifatturiera.

L’innovazione tecnologica, nel modificare i sistemi di produzione, stravolgerà il modo di fare impresa e contribuirà fortemente anche al cambiamento del concetto stesso di lavoro. La domanda dei mercati sarà la leva principale sulla base della quale le imprese dovranno continuamente adattarsi. I processi produttivi saranno caratterizzati da una grande velocità e da una alta capacità di personalizzazione dei prodotti, anche a larga scala. L’interconnessione puntuale tra fabbrica e logistica modificherà il modello degli approvvigionamenti. Ecco perché il lavoro si trasformerà e dobbiamo essere pronti ad accompagnare questa nuova stagione con un approccio inclusivo, senza escludere nessuno. Per sostenere e sviluppare le persone dobbiamo quindi rivedere modalità ed approcci con i quali formare e riqualificare le risorse umane attraverso una formazione continua di nuove competenze sia in ambito tecnico che gestionale.

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