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Aree di campagna: «Basta ridurre i servizi, è un danno anche per l’agricoltura»

GROSSETO – “Se vogliamo una sana agricoltura che fornisce prodotti di qualità, i servizi primari sui territori devono essere garantiti” sono le parole del presidente di Cia Grosseto, Claudio Capecchi che dice no a quello che la Cia definisce il lento, ma inesorabile, processo di depauperamento delle aree di campagna.

“Oggi le imprese agricole convivono con un’infinità di problemi – prosegue il presidente – normativi, fiscali, burocratici e climatici, solo per fare qualche esempio, se a questi aggiungiamo l’impoverimento dei servizi l’abbandono delle campagne diventa una conseguenza naturale.”

“Comprendiamo che i tempi sono difficili per tutti – spiega Capecchi – e prendiamo atto della necessità di razionalizzare e ottimizzare i servizi, tuttavia non possiamo accettare che scelte di questo genere vadano a ricadere principalmente sulle spalle di chi vive e lavora nelle zone periferiche e di campagna. Strade statali e poderali sconnesse e pericolose, mancanza di adeguate linee telefoniche e della banda larga, servizi socio-sanitari a singhiozzo, chiusura di uffici postali e di sportelli bancari, ritardi nella consegna della posta ordinaria e la paventata chiusura di alcune scuole sul territorio sono disservizi che porteranno inevitabilmente alla morte dei comuni rurali”.

“Il nostro è un grido di allarme e allo stesso tempo un invito a chi di dovere – continua il presidente – dobbiamo trovare insieme dei modi, in tempi brevi, per arginare questa emorragia. Sbaglia chi pensa che il problema sia solo relegato al mondo rurale, perché se gli agricoltori abbandoneranno la terra, oltre ai danni irreversibili per la nostra economia agricola e per la sicurezza alimentare, le conseguenze si ripercuoterebbero sull’intero indotto locale”.

“Serve dunque urgentemente – chiarisce Capecchi – una volontà politica decisa a salvare i piccoli centri, attraverso il rafforzamento dei servizi e delle infrastrutture essenziali e, in un secondo momento, anche fondi per la rivitalizzazione di queste aree. Gli agricoltori si sono sempre assunti l’onere di tutelare e vigilare sul territorio, anche se questo non dovrebbe essere compito loro, chiedere di continuare a sopravvivere in zone ostili ci sembra davvero troppo”.

“Come Cia Grosseto – conclude il presidente – abbiamo sempre dato la nostra disponibilità a collaborare con chi crede in un percorso del genere. Poiché siamo certi che oggi, più che mai, il futuro delle aree urbane è legato anche al futuro del mondo rurale invitiamo la politica a non essere sorda al nostro appello ma, al contrario, prenda spunto per definire un progetto a lungo termine rivolto alla tutela del settore primario e delle aree rurali e svantaggiate.”

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