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Dopo duemila anni torna alla luce l’intera Domus Dolia: «Eccezionale scoperta archeologica»

VETULONIA – «Un traguardo atteso da nove lunghi anni, da quel lontano giugno del 2009, che vide riaprirsi gli scavi nel quartiere ellenistico della città di Vetulonia, dopo oltre cento anni dalle indagini condotte in area urbana dal medico-archeologo Isidoro Falchi» sono parole di soddisfazione pronunciate dal sindaco Giancarlo Farnetani, dopo che ha appreso da Simona Rafanelli, direttore del Museo civico archeologico della frazione castiglionese, del riconoscimento, durante l’annuale campagna di scavi condotta nel mese di settembre presso la Domus dei Dolia (o Casa degli Orci) di Vetulonia, nel cuore del quartiere urbano della città antica, a Poggiarello Renzetti, dell’individuazione del limite anteriore della grande abitazione, rappresentato dal muro che chiude la fronte della Domus, affacciata sulla cosiddetta via dei Ciclopi, della quale, fino ad oggi, si conosceva unicamente l’avvio dalla via Decumana identificata da Falchi.

«Martedì stava per concludersi una delle tante giornate di scavo, un’esperienza che consiglierei di provare a tutti per il coinvolgimento e le emozioni che comportano – afferma Susanna Lorenzini, assessore alla Cultura della cittadina costiera – e per l’opportunità di prendervi parte grazie all’intensificazione delle operazioni di scavo a seguito della convenzione stipulata dall’Amministrazione Comunale di Castiglione della Pescaia con l’Università di Perugia».

«La squadra – spiega Lorenzini – formata dagli studenti dell’Università umbra, affiancati da stagisti universitari italiani e stranieri e dai volontari dell’Associazione culturale archeologica Isidoro Falchi, si appresta ad abbandonare l’area, ma all’improvviso si accorge che è stata riportata alla luce, per la prima volta, il proseguo della via dei Ciclopi inerpicata sulla collina dove si sviluppa il quartiere, evidenziandone il tracciato provvisto di spallette laterali che corre parallelo alla frante della Domus dei Dolia».

«Quest’ultima, ad oggi la più grande abitazione del quartiere con i suoi 500 metri quadri di estensione – spiega Walter Massetti, assessore con delega con un progetto specifico assegnato dal sindaco Farnetani, sulla valorizzazione delle aree archeologiche – doveva occupare un intero angolo dell’isolato compreso fra la via dei Ciclopi e la strada, ad essa perpendicolare, che separava la Domus dei Dolia dalla vicina Domus con la grande cisterna, individuata trenta anni orsono dalla Soprintendenza Archeologica della Toscana».

«La scoperta del muro perimetrale anteriore della Domus dei Dolia – precisa Massetti – permette finalmente di leggere la planimetria dell’intera abitazione, confrontandola con le maggiori strutture residenziali contemporanee, conosciute in Etruria, a Roma, nell’Italia meridionale e nella stessa Grecia, rivelando analogie e contatti culturali sorprendenti che pongono la città etrusca e poi romana di Vetulonia al centro di un movimento di idee e di tecniche che coinvolge tutto il Mediterraneo».

«Eccezionale appare il rinvenimento della soglia in pietra – entra nello specifico l’assessore alla Cultura – che conserva in posto ancora le cerniere di ferro della porta lignea di ingresso, mediante la quale si accedeva all’interno della domus dalla via dei Ciclopi, ma accanto ad esso, e di non minore importanza, si colloca il riconoscimento di un secondo ingresso alla casa dalla strada perpendicolare alla stessa via mediante un portichetto colonnato indiziato da due spazi circolari che dovevano ospitare le colonne in legno poste ai due lati di esso».

«La soglia in pietra è riemersa dalla terra dopo oltre duemila anni dalla distruzione della domus e dell’intera città di Vetulonia ad opera delle truppe militari al seguito di Silla all’indomani della vittoria di quest’ultimo riportata sull’esercito di Mario e sulle città etrusche alleate – spiega una nota del Comune – Epoca della distruzione che si colloca nei primi decenni del I secolo a.C. e che trova ulteriore conferma nello straordinario e recentissimo ritrovamento di una moneta romana, recuperata a pochi centimetri dalla soglia della casa. Si tratta, più precisamente, di un denario in bronzo rivestito d’argento e decorato con l’effigie di Veiove, il Giove infero, sul diritto, che reca, sul rovescio, sotto una Minerva issata sulla quadriga, la legenda che ne consente l’attribuzione a Caius Lucilius Macer (Gaio Lucilio Macro), amico del poeta Catullo e inviso a Cicerone, fissandone al contempo una datazione all’84 a.C. che va a convalidare ulteriormente la cronologia che segna la fine dell’abitazione e del quartiere messo a ferro e fuoco dalle truppe sillane».

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