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A Grosseto una piazza dedicata a Salvo D’Acquisto

GROSSETO – Questa mattina la città di Grosseto ha reso omaggio a Salvo D’Acquisto, carabiniere decorato della medaglia d’oro al valore militare.
A lui l’amministrazione comunale ha voluto dedicare l’intitolazione del piazzale davanti alla scuola primaria di via Jugoslavia.
Alla cerimonia, promossa dal Comune insieme al comando provinciale dei Carabinieri, erano presenti il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna il prefetto di Grosseto Cinzia Torraco e le altre autorità civili, militari e religiose cittadine. Con loro i bambini della scuola dell’infanzia ed elementare intitolata allo stesso Salvo D’Acquisto. E numerosi cittadini.

“La vicenda di Salvo D’Acquisto è quella di un uomo comune, che muore però in modo non comune, offrendo la sua vita per salvare altre persone. Muore da eroe – dice il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna -. Intitolare una piazza a Salvo D’ Acquisto significa riflettere su questi “salvatori”, che hanno anteposto la giustizia e la vita altrui a ogni considerazione, persino alla propria vita. Sono eroi tutti i volontari che, senza richiedere nessun compenso in cambio, s’impegnano per donare un sorriso a chi soffre; tutti coloro che ogni giorno rischiano la vita per salvarne delle altre, ma non vogliono nessun riconoscimento perché ritengono di aver fatto solo il loro dovere; quelli che combattono contro criminalità e ingiustizie sociali. A loro, attraverso l’omaggio sentito a Salvo D’Acquisto, questa mattina, vogliamo dire grazie e ricordarli così come un esempio limpido e sano davanti a questi bambini che oggi qui con noi partecipano a questa cerimonia”.

“L’amministrazione comunale sta intervenendo sulla toponomastica cittadina per sistemare alcune situazioni che avrebbero potuto creare disagio – aggiunge l’assessore alla Toponomastica, Giacomo Cerboni – e pensando all’intitolazione di una via a Salvo D’Acquisto abbiamo individuato questo piazzale davanti la scuola primaria già a lui dedicata. Perché anche un luogo, specialmente se vissuto quotidianamente da centinaia di giovani nella loro formazione scolastica, possa rendere testimonianza dell’umanità di chi, come il vice brigadiere Salvo DAcquisto indossando la divisa dell’Arma dei Carabinieri, ha donato la propria vita per la libertà di altri”.

Salvo D’Acquisto nasce a Napoli il 17 ottobre 1920. Arruolatosi volontario nell’Arma dei Carabinieri il 15 agosto 1939, divenne carabiniere il 15 gennaio 1940. Il 28 ottobre dello stesso anno venne mobilitato con la 608a Sezione Carabinieri e sbarcò a Tripoli il 23 novembre successivo. Tornato in Patria, dal 13 settembre 1942 fu aggregato alla Scuola Centrale Carabinieri di Firenze per frequentarvi il corso accelerato per la promozione a vice brigadiere, grado che conseguì il 15 dicembre successivo. Una settimana dopo venne destinato alla stazione di Torrimpietra, una borgata a 30 km. da Roma. Dopo l’8 settembre 1943, a seguito dei combattimenti alle porte della Capitale, un reparto di SS tedesco si era installato nel territorio della stazione di Torrimpietra, occupando una caserma abbandonata della Guardia di Finanza nella “Torre di Palidoro” borgata limitrofa a Torrimpietra. Nella caserma, la sera del 22 settembre di quello stesso anno, alcuni soldati tedeschi, rovistando in una cassa abbandonata, provocarono lo scoppio di una bomba a mano: uno dei militari rimase ucciso ed altri due furono gravemente feriti. Il fortuito episodio fu interpretato dai tedeschi come un attentato.  Il mattino successivo, il comandante del reparto si diresse alla stazione di Torrimpietra per cercare il comandante. Vi trovò, in assenza del maresciallo titolare della stazione, il vice brigadiere D’Acquisto, al quale chiese di individuare i responsabili dell’accaduto. Alle argomentazioni del giovane sottufficiale, che cercò inutilmente di convincerlo sulla casualità del tragico episodio, l’ufficiale tedesco decise la rappresaglia. Poco dopo, Torrimpietra fu tutta accerchiata e 22 inermi ed innocenti cittadini furono caricati su di un autocarro e trasportati ai piedi della Torre di Palidoro.
Il vice brigadiere Salvo D’Acquisto, consapevole della tragica situazione incombente sugli ostaggi, ancora una volta affrontò il comandante delle SS per rinnovare il tentativo di portarlo ad una obiettiva valutazione dei fatti. Nuovamente al giovane sottufficiale venne richiesto di indicare i responsabili del presunto attentato, ma la sua risoluta risposta negativa comportò una irragionevole e spietata reazione. Gli ostaggi vennero obbligati a scavarsi una fossa comune, chi con le pale portate dagli stessi militari germanici, chi con le mani.  A questo punto, Salvo D’Acquisto si autoaccusò responsabile dell’attentato e chiese la liberazione degli ostaggi, che ebbe luogo precedendo di poco l’istante in cui egli offrì il petto alla scarica del plotone d’esecuzione nazista.  Nel rapporto del 25 gennaio 1945, inviato dal comandante della Legione di Roma al Comando Generale dell’Arma, si legge che la sera del giorno dell’esecuzione di Salvo D’Acquisto alcuni militari tedeschi, parlando con una giovane del luogo, affermarono che il sottufficiale era “morto da eroe, impassibile di fronte alla morte”.
Alla Memoria del vice brigadiere Salvo D’Acquisto il Luogotenente Generale del Regno, con Decreto “Motu Proprio” del 25 febbraio 1945, conferì la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

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