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Quote rosa, opposizione «Per il Presidente della Repubblica la Giunta grossetana non è conforme alla legge»

GROSSETO – «In questi due anni il sindaco di Grosseto ci ha abituati ad una quotidiana autocelebrazione fatta di selfie, interventi grotteschi e narrazioni fantasiose, ma in questi giorni è riuscito ad andare oltre, finendo per mentire ai cittadini pur di nascondere l’impietoso giudizio espresso dal Presidente della Repubblica nei suoi confronti» a parlare sono i consiglieri comunali di opposizione Lorenzo Mascagni, Manuele Bartalucci, Ciro Cirillo, Marco Di Giacopo, Catuscia Scoccati (PD), Carlo De Martis, Marilena Del Santo (Lista Mascagni Sindaco), Rinaldo Carlicchi (Passione per Grosseto).

«All’indomani della nomina degli assessori, il difensore civico regionale aveva pubblicamente censurato il sindaco per aver violato la legge introdotta nel 2014 che impone un’equilibrata rappresentanza di genere nelle giunte – proseguono i consiglieri di opposizione -. Il sindaco però non ottemperava alle sollecitazioni del difensore civico, e così i sottoscritti consiglieri, insieme ad alcuni cittadini, decidevano di rivolgersi al Presidente della Repubblica perché fosse ristabilita la legalità».

«Il Presidente della Repubblica si è recentemente pronunciato e, aderendo al parere del Consiglio di Stato, ha condiviso il merito delle nostre ragioni, affermando testualmente non solo che l’argomentazione difensiva del Comune “non appare accoglibile”, ma che il provvedimento di nomina della giunta “appare ictu oculi non conforme” alla legge. In altre parole, la giunta che da due anni amministra la nostra città è stata nominata con un atto fuori legge».

«E’ vero piuttosto che il decreto del Presidente della Repubblica ha poi giudicato inammissibile il ricorso per ragioni formali – continua la nota -, che rispettiamo ma non condividiamo, affermandosi che uniche legittimate a proporre ricorso contro il sindaco sarebbero state le consigliere di maggioranza. Un’interpretazione quantomeno originale che, è sotto gli occhi di tutti, di fatto finirebbe per precludere ai cittadini il diritto di impugnare anche atti clamorosamente illegittimi. Ebbene, di fronte ad un giudizio tanto chiaro e tanto severo, il sindaco – senza pudore e alcun rispetto per la più alta carica della Repubblica – decide di raccontare tutt’altro ai cittadini: “Ovviamente, non abbiamo infranto nessuna norma e abbiamo agito con passione nel rispetto massimo della legge che ogni giorno ci pregiamo di onorare”».

«Verrebbe da ridere se la cosa non fosse terribilmente seria, provenendo dal ‘primo cittadino’. Quel che resta di questa vicenda è una profonda tristezza per l’inadeguatezza di questo sindaco, insofferente al principio di legalità e incapace di farsi carico del ruolo che gli è stato assegnato da tanti cittadini, che meritano di essere rispettati raccontando loro la verità. Anche quando è scomoda».

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