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Emergenza economia, sindacati: «Contro la crisi serve un fronte comune»

Renzetti, Milani e Capponi: «mettere da parte i motivi di divisione e agire subito. Necessario un tavolo territoriale di confronto con tutti dentro. L’obiettivo è ottenere il riconoscimento di “area di crisi complessa e far ripartire il lavoro”»  

GROSSETO – «Se come tutti dicono questo territorio è sull’orlo del baratro, allora dobbiamo fare in fretta e mettere da parte i motivi di contrasto. Come Cgil, Cisl e Uil siamo convinti sia determinante ottenere il riconoscimento di “area di crisi complessa”, e per questo proponiamo di istituire subito un “tavolo territoriale di confronto” che individui in breve obiettivi e strategie condivise». A prendere posizione i segretari provinciali Claudio Renzetti (Cgil), Fabrizio Milani (Cisl) e Federico Capponi (Uil), in una nota congiunta dai toni molto allarmati.

«I numeri ci dicono incontestabilmente che negli ultimi dieci anni sono venute meno 10.000 Unità di lavoro (Ula), equivalenti in termini di ore ad altrettanti posti di lavoro full time e che c’è stato un sostanziale abbassamento del reddito medio pro capite. Considerato il tessuto economico composto in stragrande maggioranza da microimprese, la “carneficina” è stata silenziosa ma c’è comunque stata. Per questo bisogna reagire in modo energico.

Da qui il nostro invito ad istituire con effetto immediato un tavolo territoriale di confronto aperto a tutte le parti istituzionali ed imprenditoriali interessate: a partire da chi, al governo nazionale, è espressione del territorio, passando per chi amministra ed indirizza le politiche della Regione, fino ad arrivare alle istituzioni locali declinate sul territorio quali sindaci, presidente della Provincia, della Camera di commercio e delle associazioni imprenditoriali.

C’è bisogno di un disegno strategico unitario, dopo di ché naturalmente il tavolo declinerà le azioni specifiche per i singoli comparti. Sul turismo, ad esempio, considerato l’andamento negativo della stagione in corso, crediamo occorra fare un’analisi oggettiva e contestualizzata dei punti di forza e di debolezza, oltre gli stereotipi.

La provincia di Grosseto versa in uno stato profondo di crisi, che fra le altre cose è conseguenza diretta di un trend demografico preoccupante, caratterizzato da bassa natalità, invecchiamento veloce della popolazione residente e fuga dei giovani diplomati e laureati verso territori più attrattivi ed economicamente dinamici.

L’area di crisi complessa, inoltre, declinata nel rafforzamento del settore manifatturiero, in particolare dell’agroalimentare, renderebbe attrattivo questo territorio attraverso il completamento delle infrastrutture e l’incentivazione fiscale ad investire. Azioni di lungo respiro che non produrranno risultati immediati, è bene esserne consapevoli, ma che contribuirebbero a sbloccare e riattivare la capacità di questo territorio di reagire e mettere in campo nuove opportunità di sviluppo e di occupazione. Contando prima di tutto sulla capacità di questo territorio di reagire e mettere in campo nuove opportunità di sviluppo, perché sarebbe la cosa più sbagliata del mondo pensare che i problemi debba risolverli qualcun altro, o che basti una nuova infrastruttura a uscire dal tunnel».

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