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“Restiamo umani” M5S: «Sbagliato litigare all’insegna di un motto così alto, ci vuole coerenza»

GROSSETO – «Cosa vuol dire “restiamo umani”?» a parlare è Daniela Lembo, capogruppo in Comune del Movimento cinque Stelle, che interviene nel dibattito sulla festa nazionale di CasaPuond e sulla contro manifestazione prevista l’8 settembre in città.

«Forse prima di organizzare manifestazioni – dice Lembo – contro-manifestazioni e cortei usando un motto così bello e moralmente alto come “stay human” bisognerebbe rispondere a questa domanda, riflettendo su se stessi e sul proprio senso di appartenenza alla razza umana, unica razza esistente, come ricordava Albert Einstein. Quando il grande Vittorio Arrigoni combatteva l’ingiustizia sociale e la cattiveria degli israeliani a Gaza, aiutando concretamente il popolo palestinese oppresso, fino a lasciarci la pelle, lo faceva sotto lo slogan “stay human” cioè “restiamo umani” e ne aveva ben donde, come ha dimostrato con la sua vita e con la sua morte».

«Ora veniamo alla diatriba tutta grossetana di questi giorni – dice, entrando nel merito, la capogruppo – da una parte Casa Pound, un’organizzazione dichiaratamente fascista che in Italia, nel 2018, nonostante una Costituzione che da 70 anni vieta il fascismo e la sua apologia, a Grosseto elegge un suo esponente in Consiglio Comunale avvalendosi strumentalmente di un’altra forza politica: evidentemente loro sono duri e puri solo quando fa comodo, negli altri casi vige il machiavelliano fine che giustifica i mezzi. Lo stesso principio, d’altronde, col quale il Sindaco della città ha glissato per due anni rispetto alla presenza di un neofascista nella sua maggioranza, salvo scaricarlo e farlo passare all’opposizione quando ormai evidentemente non serviva più».

«Ciò non scoraggia Casa Pound – prosegue Lembo – che sceglie la Maremma come sede del suo raduno nazionale di settembre. Ecco che si leva il grido di allarme di tutta la Grosseto antifascista e si organizza una manifestazione in piazza per contrastare il pericolo nero, contro Casa Pound. E qui casca l’asino. Le note divisioni della “sinistra” non tardano a manifestarsi in un reciproco gioco di accuse e repliche per fare a gara a chi è più antifascista. Utilissimo: a chi non ricordava perchè dopo tanti anni di “sinistra” Grosseto fosse caduta in mano alla “destra”. Ora lo sa».

«Effettivamente il riconoscimento istituzionale di un’associazione “orgogliosamente fascista” come Casa Pound stride non poco con le leggi che vietano la ricostituzione del partito e l’apologia del fascismo – aggiunge l’esponente pentastellata – i Padri e le Madri Costituenti, pur nella loro eterogeneità politica, avevano in comune l’obiettivo di prevenire e scongiurare il riconoscimento (figuriamoci la difesa) di qualsiasi forma di fascismo e la Carta Costituzionale con i suoi meravigliosi principi fondamentali voleva essere il baluardo contro qualsivoglia forma totalitaria. D’altro canto quei Padri e quelle Madri evidentemente non sono nemmeno parenti di chi litiga in nome di un principio che è costata la vita a molti come loro, su chi è più o meno rosso. Come se bastassero una scritta o una bandiera rossa per essere antifascisti».

«Vittorio, detto Vik – spiega la capogruppo – sapeva che quando si combatte veramente con tutti se stessi per la libertà e l’uguaglianza, spesso ci si rimette la pelle, la storia lo insegna da sempre. L’ anti-totalitarismo rosso o nero che sia, oggi, in Italia, a nostro avviso nella sostanza forse somiglia più al tanto denigrato “populismo” di chi, pacificamente, difende la Costituzione da chi la vuole stravolgere e chiede un reddito dignitoso per chi vive in Italia al limite dell’indigenza, che non a chi crea fratture e divisioni in nome di un’etichetta».

«Forse, prima di litigare all’insegna del motto “restiamo umani” si dovrebbe imparare ad essere più umani gli uni con gli altri e più coerenti – conclude Lembo – Altrimenti si scivola proprio in quel totalitarismo che si dice di voler combattere: quello di orwelliana memoria, in cui tutti sono uguali “ma qualcuno è più uguale di un altro”»

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