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Giovane maremmano in scena a Londra: è sua la colonna sonora “live” di “Echoes”

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ORBETELLO – È noto che la Maremma sia una terra ricca di risorse naturali, quel che è meno noto è che sia anche una terra di artisti. Eppure, a prova di questo, troviamo persone come Cristiano Demurtas, nato a Orbetello 25 anni fa e che sarà in scena al teatro Tristan Bates di Londra proprio in questi giorni, fino all’8 settembre, con lo spettacolo teatrale “Echoes”.

Questa opera, che ha la regia di Stefano Patti, rappresenta un futuro dispotico, senza democrazia, freddo e crudele, dove rimbombano le paure degli uomini. Echoes si è affermata con successo nel panorama artistico internazionale. Lo spettacolo ha debuttato nella 70° edizione del Fringe di Edimburgo, uno dei festival più importanti del mondo, nell’agosto 2017. Dopo questa tappa Echoes ha iniziato a girare, arrivando in posti come Limerick (Irlanda) e New York, per raggiungere, proprio in questi giorni, la capitale del teatro mondiale: Londra.

Cristiano, nello spettacolo ti occupi della colonna sonora dal vivo. In pratica, in cosa consiste?
“Quando lo spettacolo è nato avevamo pensato a una semplice colonna sonora, come si fa nella maggior parte dei casi. Andando avanti con il progetto però io e Stefano, il regista, abbiamo convenuto che, percorrendo la strada della musica live, tutto sarebbe stato più vivo. Andare in perfetta sincronia con gli attori significa fare parte della scena. Così si è creata questa simbiosi per cui gli attori si muovono nel soundscape da me suonato”

Parlaci della tournée, dove siete stati? Quale è stata la reazione del pubblico e quella della critica?
“La tournée di quest’anno è stata meravigliosa. La risposta al pubblico quando vai all’estero è quasi commovente. Quando si è fuori è bello vedere persone che vanno a teatro a prescindere da un nome famoso o da un regista: andare solo perché si è curiosi. Quindi, quando c’è una risposta positiva da una persona che non ti deve niente, allora sì che diventa bello il nostro lavoro. New York, fino adesso, è stata sinceramente la cosa più bella che abbia mai fatto professionalmente. Una città viva, attiva, sconvolgente. La critica ci sta regalando stelle su stelle (ci sono un massimo di 5 stelle, funziona così) e proprio il 3 settembre, siamo usciti anche sulla Repubblica in un articolo di Rodolfo Di Giammarco.”

Parlaci della strada che hai fatto prima di arrivare ad Echoes
“Dopo aver superato il test di ingresso per l’Accademia del Teatro Quirino di Roma, ho passato dei momenti di incertezza. La decisione di intraprendere un percorso professionale sui generis non poteva essere affrontata a cuor leggero. Ho ponderato bene le varie possibilità e, alla fine, ho pensato che non mi sarei potuto far sfuggire un’occasione simile. Il percorso in Accademia è durato tre anni, un’esperienza ricca di soddisfazioni, che è stato solo l’inizio di tutto. Finita l’Accademia, nuovamente non avevo idea di cosa sarebbe successo. Durante gli studi si ha sempre l’impressione di essere invincibili, di potere tutto, e poi, una volta approdati nel mondo reale, ci si ritrova a dover fronteggiare molti interrogativi. All’improvviso mi è capitata l’occasione di collaborare come assistente alla regia per uno spettacolo teatrale e da allora ho scoperto in me una vera passione, quella per la regia. Al momento ho seguito 14 progetti come assistente, dai quali ho imparato tantissimo e che mi hanno permesso di costruire le basi per il mio primo lavoro da regista, “O Princepino”: l’opera, è in napoletano ed è suddivisa in tre parti, le età della vita. Per il momento è andata in scena, a Roma lo scorso anno, l’infanzia. “O Princepino” è la storia di un anziano pittore ospite di una casa di cura che non si ricorda di essere stato il Piccolo Principe.”

E adesso dopo Londra dove ti porterà il teatro?
“Adesso sta per partire una delle cose più importanti per me, il secondo volume sulle età dell’uomo. Ho citato prima l’infanzia nel Princepino. A fine settembre andrò in cerca della giovinezza/età adulta, partendo per un viaggio di circa 800 km nella via Francigena del Sud, che mi porterà alla realizzazione del mio primo documentario “El fuse”. Da sempre l’uomo è nomade ed è da relativamente poco che abbiamo iniziato a essere sedentari. Quindi spero che quello che farò sia anche un segnale forte verso chi mi vorrà seguire per riprendere in mano la propria vita”

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