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Preapertura della caccia: gli animalisti diffidano Rossi e si rivolgono alla Corte dei Conti

GROSSETO – «Il 27 agosto la Regione Toscana ha approvato una delibera con la quale consente la caccia a partire dai giorni 1 e 2 settembre, in anticipo quindi rispetto all’apertura prevista per legge alla terza domenica di settembre» a parlare, in una nota, è Raimondo Silveri, direttore della sezione regionele Lac Toscana che annuncia battaglia delle associazioni animaliste contro la preapertura della caccia disposta, nei giorni scorsi, dalla Regione.

«Storno, tortora, colombaccio, merlo, gazza, ghiandaia, cornacchia grigia, alzavola, germano reale e marzaiola potranno quindi essere uccisi – prosegue Silveri – nonostante risulti che la Regione non abbia ottenuto il parere positivo dell’Ispra, come invece imposto dalla legge 157/92 sulla caccia. Mentre il fatto che la delibera sia stata approvata con soli cinque giorni di anticipo rispetto alla data di apertura della caccia, rende impossibile – evidentemente non a caso – un eventuale ricorso al TAR di Firenze che ne consenta l’annullamento in tempi utili per fermare i fucili dei cacciatori».

«Le associazioni Enpa, Lac, Lav, Lipu e Wwf – annuncia il direttore – hanno quindi inviato una diffida al Presidente della Giunta regionale, Enrico Rossi, chiedendo di ritirare l’atto, tutelando così l’amministrazione regionale da eventuali responsabilità. Infatti, nel caso in cui i cacciatori dovessero uccidere illegittimamente anche un solo uccello, le associazioni sono pronte a chiedere l’intervento della Corte dei Conti per procurato danno erariale, in quanto gli animali selvatici rappresentano un patrimonio indisponibile dello Stato».

«A tale proposito ricordiamo come – sottolinea la nota – solo un paio di mesi fa, l’ex Presidente e un dirigente della Provincia di Bolzano, siano stati riconosciuti responsabili di aver procurato un danno allo Stato per avere consentito l’uccisione di animali selvatici in maniera illegittima, motivo per cui la Corte dei Conti li ha condannati al pagamento di una somma superiore al milione di euro».

«Un’eventualità che si potrebbe configurare anche per i firmatari della delibera – concludono le associazioni – motivo per cui abbiamo richiesto il ritiro urgente della delibera, a tutela dei loro portafogli e degli animali selvatici»

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