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Confagricoltura: «Illogico aumentare il prezzo della pasta, il grano costa come 25 anni fa»

GROSSETO – “Stanno cercando di mischiare le carte per giustificare un illogico aumento del costo della pasta” queste sono le parole Attilio Tocchi, presidente di Confagricoltura Grosseto, dopo aver appreso che l’industria pastaria italiana vorrebbe aumentare il prezzo di vendita dei suoi prodotti, giustificandolo con la scarsità di materia prima.

Tocchi pone all’attenzione degli agricoltori e dei consumatori due aspetti, frutto di altrettante domande. “Come si spiega – chiede – che il grano prodotto quest’anno viene comprato dagli agricoltori al medesimo prezzo di venticinque anni fa? Se davvero l’offerta fosse così bassa si sarebbe stravolto un concetto cardine della economia, quello secondo cui in presenza di un aumento della domanda, a parità di offerta, la materia prima dovrebbe costare di più e non il contrario. Deduzione logica di questa nefasta realtà è che gli agricoltori non sono messi nella possibilità di fare i propri interessi.”

Il secondo aspetto è invece legato all’industria di trasformazione. “Se si aumenta il prezzo alla vendita e pago la materia prima allo stesso prezzo, si tratta di speculazione? Una cosa è certa. Il comparto non può andare avanti in questo modo e tutte le politiche di salvaguardia messe in atto dai governi, ancora una volta, si sono dimostrate inefficaci; dall’osservatorio sui prezzi al finanziamento delle filiere italiane. Nulla vale se non si affronta la questione per il giusto verso e non ci si pongono questioni come: chi fa pasta con brend Italia che grano usa, e soprattutto, quanto interesse esiste nel mantenere una filiera che non può prescindere dalla tutela degli agricoltori, in quanto produttori di beni destinati alla trasformazione? Sentire parlare di aumenti di prezzo della pasta e farsi pagare il grano a 16-18 euro per 100 chilogrammi, non può far altro che distruggere un comparto.”

“E’noto – sottolinea Confagricoltura Grosseto – che con 100 kg di grano, nella migliore delle ipotesi, si producono 70 kg di pasta, e quindi rapportare tale valore ai prezzi odierni significa che l’industria di trasformazione incassa 70 euro ogni 100 kg di pasta a fronte di un prezzo di acquisto della materia prima ben inferiore ad un quinto”.

“Forse trasformare grano e proporlo alla distribuzione – aggiunge Tocchi – costa così tanto? Se si pensa di continuare in questo modo si dovrà, nostro malgrado, immaginare una Maremma diversa, spogliata dai suoi colori, rovinosamente abbandonata dall’uomo. Magari qualcuno continuerà a vendere pasta e pane, che per il solo motivo di essere prodotti in Italia si potranno fregiare dell’ambìto made in Italy”.

Il presidente di Confagricoltura Grosseto chiude con un invito ai consumatori. “Non fatevi ingannare e pretendete di mangiare, se lo desiderate, prodotti fatti con materie prime al 100% italiane. Non esiste altro modo per difendere la nostra economia e il nostro territorio. La vostra salute e gli agricoltori italiani ve ne saranno grati”.

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