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Grotta dell’Artofago, parla il direttore delle ricerche: «Reperti importanti per lo studio del territorio»

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GAVORRANO – Dopo la richiesta di chiarimenti giunta dal consigliere di opposizione Patrizia Scapin al sindaco di Gavorrano Andrea Biondi sulla recente campagna di scavi alla Grotta dell’Artofago di Ravi, ad intervenire sulla vicenda è il direttore della ricerche Luca Bachechi.

«Rispondo in qualità di Direttore scientifico delle ricerche a Grotta dell’Artofago. Premetto che non voglio entrare negli scontri fra le diverse parti politiche e che sono infastidito da queste strumentalizzazioni di scelte scientifiche per polemiche di partito».

«Non so se il Sindaco o qualche rappresentante dell’Amministrazione Comunale fossero a conoscenza della presentazione che è stata fatta a Caldana, ma devo presumere di sì, dato che l’iniziativa è stata ampiamente pubblicizzata in Caldana stessa, ma anche a Ravi e in alcuni importanti esercizi commerciali di Bagno di Gavorrano (vedi Coop)».

«Preciso che non si è trattato di “uno studio preliminare da parte dei Docenti dell’Università di Firenze”, attività che richiede almeno un anno di ricerche, ma di una semplice conferenza fatta da laureati che hanno partecipato allo scavo. La conferenza è stata proposta a Caldana poiché, dopo il noto malinteso occorso tra noi e l’Amministrazione circa l’alloggio della squadra di ricerca, abbiamo trovato ospitalità proprio in quel paese. Nessuna, tra le tante offerte di alloggio ricevute, proveniva da Ravi, sistemazione che avremmo certamente preferito per la vicinanza alla grotta. Tra l’altro, la Signora Scapin dovrebbe essere ben cosciente di questo, dato che ha seguito con attenzione tutta la vicenda, tanto da arrivare ad offrirci un alloggio di sua proprietà, tramite il responsabile della comunicazione del Movimento Gavorrano Bene Comune Giuliana Rizzuto».

«Vista l’ospitalità offertaci da Caldana (ed il calore col quale siamo stati accolti dalla popolazione), ci siamo sentiti in dovere di ringraziare, se non altro spiegando in cosa consistesse la nostra attività e che cosa avessimo rinvenuto durante i lavori. Peraltro, l’iniziativa è stata pubblicizzata anche a Ravi, dove io stesso ho portato la locandina con l’avviso della conferenza, sia al bar posto sulla strada principale che al circolo (al quale mi risulta faccia capo anche un componente della attuale Amministrazione). Inoltre, alla presentazione di Caldana erano presenti alcuni ravigiani ai quali è stato proposto di ripetere l’iniziativa nel loro paese, ma non è stata avanzata nessuna richiesta in tal senso, né durante la serata della conferenza, né nei giorni successivi. Tuttavia, noi non avremmo niente in contrario a ripetere la presentazione dei risultati dei nostri lavori anche a Ravi, se ce ne sarà offerta l’occasione».

«Penso che non sia corretto chiedere direttamente al Sindaco se e quali reperti siano stati rinvenuti durante gli scavi poiché lui non può e non è tenuto a saperlo, almeno fin quando non avrà occasione di incontrare il Funzionario rappresentante della Soprintendenza o il sottoscritto, responsabile degli scavi; spero che questo accada presto e in quel momento, naturalmente, sarà mia cura ed interesse metterlo al corrente dell’avanzamento dei lavori e di tutti i particolari relativi, anche per cercare di programmare al meglio l’intervento dell’anno prossimo, evitando le complicazioni di quest’anno, dovute ai fraintendimenti connessi con l’appena avvenuto insediamento della nuova Amministrazione».

«Sempre e comunque i reperti rinvenuti durante una campagna di scavi archeologici costituiscono un’importante documentazione per lo studio della storia di un territorio, siano essi costituiti da eclatanti ed evidenti testimonianze o da piccoli indizi di vita quotidiana del passato e sono quindi sempre e comunque degni di attenzione».

«In un primo momento, tutti i reperti rinvenuti devono essere necessariamente e per legge collocati in un appropriato laboratorio dove devono essere puliti, restaurati, inventariati e studiati. Tutto questo avviene sotto stretto controllo della Soprintendenza competente. Dopo queste fasi, di solito, se esistono i presupposti per una idonea conservazione, i materiali tornano nel luogo di provenienza e non finiscono “nei magazzini di un museo archeologico distante” (pratica che non viene più esercitata ormai da molti anni). Se poi, nel corso del tempo, l’Amministrazione locale, di concerto con la Soprintendenza addetta alla tutela di tutti i materiali archeologici e con i responsabili del gruppo che ha condotto le ricerche, riuscirà ad elaborare un progetto che preveda una sede conforme per l’esposizione dei materiali rinvenuti, ne saremmo tutti ben felici. In ogni caso, si deve tener presente che i tempi di sistemazione e studio dei materiali, così come l’allestimento di idonei locali per la conservazione dei reperti e il ricevimento delle necessarie autorizzazioni ministeriali, richiedono un intervallo di tempo non breve, periodo che certamente non si riduce se i vari gruppi politici presenti sul territorio, anziché favorire la nascita di punti di interesse per il turismo e la cultura locali, cercano di ostacolarsi e di criticarsi a vicenda».

«Per quanto riguarda gli altri materiali citati non posso essere d’aiuto (e credo che anche il Sindaco, per avere informazioni, dovrà chiedere lumi alla Soprintendenza competente), ma mi piace avvalermi dell’occasione per ricordare ancora una volta la figura del compianto Davide Manni col quale ho collaborato, purtroppo per breve tempo: Davide era una persona che amava il suo territorio e cercava in tutti i modi di promuoverlo e valorizzarlo, dedicandovisi a tempo pieno coll’approccio migliore, lavorando, senza far polemiche, senza cercare luci della ribalta o notorietà personale».

 

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