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#tiromancino: o si cambia o si muore, ecco perché in Maremma il turismo non ce la fa più

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La brutta stagione del turismo maremmano, in coda a un decennio depressivo, reclama in modo drastico un “atanor” – il crogiuolo dove gli alchimisti cuocevano la pietra filosofale – dal quale venga fuori la soluzione del problema. Perché se così non fosse, ben presto in provincia di Grosseto il motore economico del truismo andrà in stallo. E il rischio, vista la stagnazione d’indole recessiva in cui ci dibattiamo, nessuno può permettersi di correrlo.

Il mainstream locale, ma anche nazionale, rilancia in modo ossessivo un mantra consolidato: allungamento della stagione/coltivazione delle nicchie/digitalizzazione, sul presupposto che siamo oramai ostaggio del cosiddetto turismo “mordi & fuggi”…….

Una medicina che contiene qualche principio attivo efficace, ma che dopo tanti anni sembra più che altro una panacea comiseratoria e un bel po’ autoassolutoria. Terapia somministrata in base a una diagnosi poco accurata.

Sintetizzando, le risposte alla crisi dell’attrattività di un territorio – che nonostante tutto rimane il terzo in Toscana per presenze turistiche – riguardano tre ambiti in cui la provincia di Grosseto ha deficit evidenti: infrastrutture di collegamento; infrastrutture che qualificano l’offerta turistica; rapporto qualità prezzo dei servizi turistici.

Questa riflessione è debitrice ad un post facebook di Robi Veltroni, direttore di “Borgo Magliano Resort” e blogger di “Officina Turistica”: «Se uno straniero trascorre 2 notti a Roma, 2 a Firenze, 1 a Pisa e 3 a Forte dei Marmi sotto un ombrellone, è mordi e fuggi o si tratta di un soggiorno medio/lungo in una nazione multi/destinazione come poche al mondo?». Ecco, il problema è che la gran parte di operatori e amministratori locali – non tutti ovviamente – sembrano continuare a vedere il turismo come fosse rimasto a più di vent’anni fa, rifiutandosi di prendere atto dei cambiamenti: prevalentemente famiglie che rimangono per due tre settimane all’anno, stanziali e standardizzate nei bisogni.

Ma le cose non stanno così. Oggi chi viaggia non cerca solo relax e sole, ma ha bisogni diversificati anche nel contesto della stessa vacanza. Per cui sono sempre di più coloro che cercano destinazioni multitasking, che consentano più esperienze nell’arco di poco tempo. Tantopiù che l’Italia, e la Toscana in particolare, sono territori turistici multi destinazione. E in dieci giorni, per fare un esempio, si può stare 5 giorni sulla spiaggia di Castiglione della Pescaia, uno alle terme, trascorrere una giornata a Pisa, una a Siena e uno a Roma. Per questo il primo atout è quello della raggiungibilità di una destinazione turistica.

Semplicemente, oggi la provincia di Grosseto inizia a pagare profumatamente l’isolamento infrastrutturale nel quale l’hanno relegata un paio di decenni di ritardo nell’adeguamento della E78 Starda dei Due Mari. Di paralisi nella realizzazione del Corridoio tirrenico provocata dall’ozioso dibattito sulla sua utilità o meno. L’incapacità del sistema turistico ricettivo di mettere a frutto l’aeroporto civile (com’è avvenuto fino a fine anni ’60). Lo stato indecente della viabilità interna: basti pensare al percorso a ostacoli per raggiungere le terme di Saturnia o Pitigliano. Ritardi infrastrutturali pervicacemente alimentati da un’intellighènzia pseudoambientalista che si baloccava e si balocca nel mito della Maremma territorio arcadico e per ciò stesso attrattivo.

Poi c’è il problema delle infrastrutture, pubbliche e private, che danno qualità al turismo, se è vero che, come quasi tutti dicono, bisogna puntare sulla qualità. Prendiamo ad esempio la quasi totale assenza in provincia di spazi specializzati per accogliere manifestazioni culturali: musica live, danza, teatro, oppure eventi e kermesse di varia natura. Un esempio concreto: il Festival delle Crociere di Orbetello. Buona l’offerta culturale, pessima la logistica e l’informazione. Così che trovandoti a dover capire dove sia situata l’arena e quali spettacoli siano in cartellone, scopri che non esiste un sito internet, con le indicazioni stradali, la logistica e una piantina dello spazio. Prenoti i biglietti dello spettacolo dei Momix di Moses Pendleton (45 euro) – una delle più note compagnie di danza contemporanea del mondo – arrivi a Orbetello alla cieca e chiedi (essendo grossetano, quindi privilegiato) dove sia lo spettacolo. Arrivi in fondo alla laguna di ponente e scopri che l’arena degli spettacoli è un anonimo parcheggio, che ha per quinta sulla sinistra una casetta, sulla destra le luci suggestive di porto Santo Stefano, e che il palco è troppo basso rispetto alla platea (che non digrada verso il basso come dovrebbe) per cui gli spettatori si contorcono sulle sedie per vedere oltre la folla di teste che hanno davanti. Negli ultimi trent’anni né destra né sinistra che hanno governato quel Comune hanno pensato di realizzare un anfiteatro per le manifestazioni culturali affacciato sulla laguna (come a Massaciuccoli). Coreografico quanto necessario per qualificare il turismo in una zona già di per sé considerata Vip………

Guardando all’intera provincia gli unici spazi pubblici pensati e attrezzati per gli spettacoli sono a Follonica (Parco Centrale) e a Gavorrano (Teatro delle Rocce). A Grosseto c’è quello privato della Cava di Roselle, a Poggi nel Sasso, nel Comune di Cinigiano l’auditorium Bertarelli (che ospita l’Amiata Piano Festival). Dopodiché il deserto: bene che va si utilizzano le piazze storiche o meno, oppure i parcheggi. Volendo, anche avere spazi funzionalmente dedicati allo spettacolo sarebbe qualità del turismo. O no?

Ultimo, ma non per importanza, il tema del rapporto qualità prezzi. Qui gli esempi sarebbero infiniti. Brutalmente, si spende troppo per quello che ti viene offerto, quasi sempre: in spiaggia, al ristorante, negli agriturismi, in albergo, per affittare appartamenti, al supermercato. Non è il problema del reddito disponibile e della capacità di spesa, ma quello di quanto costa ciò che compro rispetto alle mie possibilità. E proprio non ci siamo, perché tutti, indistintamente, si lamentano.

Anche considerando che la “gente” non ha per niente ragione a prescindere, infatti, ci dovrà pur essere un criterio omogeneo per valutare la convenienza del rapporto tra prezzi richiesti e servizi offerti. Una lamentela che, forse un po’ a sorpresa rispetto alla vulgata comune, riguarda più gli operatori privati che gli Enti locali. Che negli anni un bel po’ di passi avanti li hanno fatti: dal miglioramento della pulizia e accessibilità degli arenili al biglietto unico per la rete museale. Dal sistema di salvamento capillarmente diffuso al decoro urbano, passando per la programmazione di eventi e spettacoli. Il nostro modello di sviluppo turistico non potrà essere quello di Rimini, ma dal tessuto imprenditoriale della costa romagnola c’è comunque molto da imparare. Perché lì sono rimasti molto popolari, ma hanno costruito parecchio benessere.

Insomma il turismo è un asset fondamentale per il nostro sistema economico. Bisogna però, come recita l’adagio popolare, che «dal campo sorta la fossa». Sennò saranno guai.

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