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Toponomastica, “Vie delle donne: poche e quasi tutte sante”

RISPESCIA – Elena Guerrini in  “Vie delle donne, poche e quasi tutte sante”  presenta una narrazione  che evidenzia lo squilibrio toponomastico in Italia. È questo lo spettacolo che Elena Guerrini porta a Festambiente il 17 agosto alle 19.30.

Secondo l’Associazione Toponomastica femminile solo il 4% delle strade è intitolato alle donne. Sono poche e quasi tutte sante; alle letterate, scienziate, artiste rimangono le briciole, meno del 2%.

Questo processo, come influenza il nostro immaginario? La nostra autostima e quella delle nuove generazioni?

I toponimi contribuiscono a veicolare la storia e a formare la cultura, ha detto Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci, nel sollecitare la politica ad un riequilibrio.

Dalla convinzione che sia importantissimo riportare alla luce il ruolo femminile attraverso la visibilità toponomastica è nata l’idea di creare una narrazione e un laboratorio con performance in strade e piazze , il primo progetto teatrale in Italia su questo argomento.

Partendo dalla sua biografia, Elena Guerrini lo racconta con ironia e sapienza nell’oliveto  di Festambiente.  Il 17 AGOSTO ALLE ORE 19, 15.

IL PUBBLICO

Nel gioco della finzione, Elena Guerrini invita gli spettatori nel suo laboratorio per assistere a una “prova” della sua nuova creazione, tra ricordi e oggetti quotidiani.

Parla con loro, offre da bere e, in un’atmosfera di complicità, li rende partecipi e co-creatori della performance, ribaltando il rapporto.

Entra in relazione diretta con gli spettatori e chiede loro di tenere acceso lo smartphone e di diventare parte fondamentale della narrazione, contribuendo alla scelta delle musiche e delle luci, fino a realizzare le riprese.

Teatro e vita sono un binomio inscindibile in questa cre-azione, dove il confine tra realtà e finzione è davvero impercettibile.

Lo speciale rapporto che Elena Guerrini crea con il proprio pubblico porta a una riflessione sulle modalità di percezione dell’atto performativo e del lavoro dell’autrice – attrice, dove conta la ritualità e il contagio emozionale.

Rompe il meccanismo di fruizione tradizionale dello spettacolo, che in questo caso respira e agisce insieme al pubblico, in un ottica di art-sharing, che questo lavoro riscopre.

La sua natura meta-teatrale è data anche dalla scena che viene costruita di volta in volta con materiali trovati sul luogo (una scrivania, lampada) o portati dal pubblico in una co-creazione. Gli spettatori modificano la scena scrivendo su dei post-it quali vie dedicare alle donne, creando uno sfondo/murales che testimonierà l’irripetibilità e l’unicità di quella replica, come ogni atto artistico deve essere.Elena Guerrini racconta storie di vita in un modo comico e travolgente citando i suoi maestri da Umberto Eco a Grotowski, ma anche suo fratello, l’impiegato dell’anagrafe, Fazio, il Papa, il direttore di banca e soprattutto donne con coraggio si sono fatte portatrici di un cambiamento. Amalgama in modo unico una vera riflessione sulla necessità dell’arte, un’arte effimera che si consuma nel momento, ma che può essere rivoluzionaria trasformando l’ordinario in qualcosa di magico.

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