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Legambiente: «La spiaggia libera è un diritto: ecco quanto pagano di concessione per l’arenile»

GROSSETO – «Stabilimenti balneari sconfiggono la spiaggia libera. E in mancanza di una legge quadro che fissi quale percentuale di spiaggia deve essere mantenuta libera, ogni regione si regola come crede: Puglia e Sardegna le più virtuose con il 60% degli arenili riservati alla libera fruizione, maglia nera per la Toscana che non si è data alcuna regola». Il commento viene da Legambiente.

Durante  Festambiente, la manifestazione nazionale di Legambiente che si svolge nel grossetano è stato presentato  «il dossier “le spiagge sono di tutti!” per denunciare il fenomeno della privatizzazione delle coste, delle concessioni senza controlli e dei canoni bassissimi a fronte di guadagni enormi per gli stabilimenti e di un misero introito per lo Stato. L’alternativa alla spiaggia libera è quella in concessione e dove i gestori degli stabilimenti privati pagano canoni bassissimi, a fronte di guadagni enormi. La mappa della Toscana parte dalla Versilia: a  Marina di Pietrasanta il Twiga di Briatore occupa una superficie di 4.485 metri quadri, per un canone di 16 mila euro all’anno. A Forte dei Marmi il Bagno Felice versa 6.560 euro per 4.860 metri quadri.  Non cambia la situazione – denuncia Legambiente –  sulla costa maremmana dove a Punta Ala, l’Alleluja paga 5.230 euro per 2.420 metri e il Gymnasium 1.210 euro per 2.136 metri. Ma chi frequenta le spiagge italiane sa bene che se si vuole usufruire degli stabilimenti balneari il costo di una giornata al mare, tra sdraio, ombrellone e parcheggio, è spesso tutt’altro che popolare. Secondo le stime di Federconsumatori il prezzo medio di una giornata al mare quest’anno è di 24 euro a persona, in leggero aumento rispetto alla precedente stagione».

«La questione dei prezzi è strettamente connessa a quella dei canoni demaniali. Secondo i dati del 2016 lo Stato incassava infatti poco più di 103 milioni di euro dalle concessioni a fronte di un giro di affari stimato da Nomisma in almeno 15 miliardi di euro annui. Ai primi due posti ci sono Toscana e Liguria con poco più di 11 milioni l’anno».

«Finché non si effettuano controlli o si stabiliscono regole serie si continueranno ad avere situazioni critiche – commentano in una nota congiunta  Angelo Gentili e Fausto Ferruzza, rispettivamente coordinatore nazionale di Festambiente e presidente Legambiente Toscana- Per questo chiediamo una legge quadro nazionale per tutelare gli arenili italiani e i diritti di tutti i cittadini ad avere lidi liberi, gratuiti e accessibili. Tale provvedimento- concludono Gentili e Ferruzza di Legambiente- dovrebbe prevedere quattro punti chiave: almeno il 60% delle spiagge deve essere lasciato alla libera fruizione; occorre premiare fortemente la qualità e gli interventi sui parametri ambientali nelle assegnazioni in concessione; definire canoni adeguati e risorse da utilizzare per la riqualificazione ambientale; garantire controlli e legalità lungo la costa. La spiaggia libera è un diritto non una concessione”.

 

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