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Licenziamento giornalista, Cgil: «C’è bisogno di una soluzione di buon senso»

Renzetti: «rispetto al contenzioso tra Tv9 e Vellutini, auspico buon senso e una ricomposizione in nome del rispetto del ruolo delicato dell’informazione. In tribunale non ci sarebbero né vincitori né vinti»

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GROSSETO – «In cinque anni da segretario generale della Cgil grossetana avrei a volte desiderato replicare a come i media hanno rappresentato le posizioni della Cgil, ma non l’ho mai fatto né ho esercitato alcuna forma di pressione sui giornalisti. Perché ho la chiara consapevolezza della delicatezza del loro ruolo. Che dev’essere esercitato in condizione di totale autonomia. Per questo sono rimasto molto sorpreso di fronte a quanto è successo a Carlo Vellutini, che da giornalista è stato licenziato con modalità davvero anomale dall’amministratore delegato di Tv9, Stefano d’Errico». A parlare è Claudio Renzetti, segretario provinciale della Cgil.

«Vellutini, oltretutto, sembra essere stato rimosso in conseguenza di un’azione compiuta nella sua veste sindacale di fiduciario dell’Associazione stampa toscana, e questo sarebbe sinceramente ancora più inaccettabile».

«Non conosco nel dettaglio le motivazioni che hanno portato a questo epilogo, e se la cosa andrà avanti ci sarà modo di esprimere un giudizio più compiuto. In questa fase, al di là della solidarietà che esprimo al lavoratore Carlo Vellutini, mi permetto di sottolineare che se si dovesse arrivare in tribunale da questa vicenda rischierebbero di non uscire vincitori assoluti, ma solo sconfitti parziali o totali».

«Tv9 è una realtà aziendale a conduzione familiare conosciuta e apprezzata. Voglio sperare che le parti siano ancora in grado di parlarsi per trovare una composizione, e che la proprietà dimostri duttilità e buon senso. Perché ciò che fa la differenza è la capacità di mantenere freddezza anche di fronte a situazioni che mettono alla prova».

«Se questa situazione non si risolvesse, nel caso emergessero profili di responsabilità la Cgil naturalmente saprebbe da che parte stare. Perché in questi casi si tutelano i lavoratori e anche una visione chiara della libertà di stampa e d’opinione».

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