La denuncia: 1.500 lavoratori in nero in agricoltura. In 300 sono “schiavi”

Renzetti e Micci: «6.500 stagionali in agricoltura, metà con contratti in “grigio”. 1.500 lavoratori al nero, con almeno 300 in condizione di semi schiavitù. No a voucher, depotenziamento della legge sul caporalato e smantellamento del CCNL»

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GROSSETO – «A oggi la Cgil maremmana presenta una media di 4 denunce al mese a Carabinieri, Usl e Ispettorato del lavoro, perché in campagna c’è anche chi fa lavorare al nero o in grigio per 3/5 euro all’ora. Un fenomeno che nel 10% dei casi riguarda braccianti italiani». A denunciarlo, come di consueto senza peli sulla lingua, il segretario della Camera del lavoro di Grosseto, Claudio Renzetti.

«Un’azione di contrasto all’illegalità possibile – aggiunge il segretario – perché cominciamo a utilizzare la legge contro il caporalato in agricoltura approvata alla fine della precedente legislatura. Per questo ci opponiamo alla reintroduzione dei voucher, in qualunque forma essi siano proposti. Il lavoro stagionale, infatti, non è lavoro precario e già esistono strumenti normativi e contrattuali per far fronte a imprevisti picchi produttivi, mentre i voucher costituirebbero un ritorno al peggio del recente passato. Con il rischio che siano utilizzati per coprire i pagamenti in nero, legittimando anche l’evasione contributiva».

«In questo momento, secondo i nostri dati – spiega Pierpaolo Micci, segretario della Flai Cgil – in provincia di Grosseto ci sono circa 6.500 persone contrattualizzate nel comparto agricolo degli stagionali, più della metà dei quali sono stranieri. Noi stimiamo che la metà di queste persone sia retribuita regolarmente, un’altra metà circa sia assunta al “grigio”, con contratti più bassi rispetto alle ore lavorate e con altre forme di dumping contrattuale, come i lavoratori assunti da cooperative con sede nell’Europa dell’est che applicano le retribuzioni di quei Paesi. Infine, ci sono intorno alle 1.500 persone borderline che nelle nostre campagne lavorano al nero, e fra questi almeno 300 vivono e lavorano in condizione di semi schiavitù».

«La Flai Cgil – spiega Paolo Rossi– è da anni impegnata a denunciare fenomeni di sfruttamento: è possibile chiamare al mio numero personale 348-6059146 (oppure scrivere a p.rossi@grosseto.tosc.cgil.it) e ogni nostra sede è aperta a chi con la garanzia dell’anonimato voglia segnalare soprusi e vessazioni. Che poi come sindacato ci preoccuperemo di verificare prima di passare all’eventuale esposto agli organi competenti».

«Certo è che tutto questo faticoso lavoro di tutela dei diritti e smascheramento del nero che danneggia anche gl’imprenditori onesti e corretti – concludono Renzetti e Micci – rischia di essere vanificato da quel che sembra prepararsi. Stando alle dichiarazioni del ministro dell’agricoltura Centinaio, infatti, l’obiettivo è ridimensionare la legge contro il caporalato, abolire il contratto collettivo nazionale e reintrodurre i voucher. Se la strada è questa noi faremo le barricate. Intanto da stamani (24 luglio) e per tre giorni insieme a Cisl e Uil saremo di fronte a Montecitorio con un presidio durante il dibattito parlamentare sulla conversione del Decreto dignità».

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