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Stop a cibi e bibite in circoli sportivi, associazioni, Arci e Acli. Confcommercio: «La sentenza venga applicata anche a Grosseto»

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GROSSETO -«La Suprema Corte di Cassazione, con l’ordinanza della sezione Tributaria del 13 giugno scorso, ha qualificato, ai fini del trattamento tributario, come “commerciale” l’attività di gestione di un bar da parte di un ente “non lucrativo quando tale prestazione non è strumentale al raggiungimento dei fini istituzionali dell’ente anche se svolta esclusivamente in favore degli associati”» a riprendere la sentenza è Confcommercio Grosseto con l’annuncio del presidente che ne chiederà l’applicazione anche sul territorio.

La sentenza, come è ormai noto, riguarda in particolar modo i bar gestiti da associazioni, e avrà, se applicata, un impatto importante su quelle attività gestite da Arci, Acli e Mcl (Movimento cristiano lavoratori), ma non solo: sono molte le associazioni e i circoli sportivi che gestiscono anche bar e ristorazione. Secondo la sentenza non basta più essere soci per usufruire di servizi come la somministrazione di bevande o cibo. questa attività è da considerare una vera e propria attività commerciale e deve seguire il sistema fiscale di tutte le altre, senza agevolazioni in fase di pagamento delle tasse. Insomma, se su quanto venduto al bar c’è un qualche ricavo, il circolo diventa attività commerciale e deve pagare le tasse come un qualunque ristorante o bar. Tra l’altro in Toscana i circoli sono oltre 19.000, contro oltre 22.000 pubblici esercizi.

«Da sempre combattiamo la concorrenza sleale che proviene, tra l’altro, da circoli privati – spiegano da Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) Confcommercio – con le finalità più disparate, in campo sociale, culturale, sportivo-ricreativo, etc., lamentando il differente regime amministrativo-fiscale che penalizza gli operatori di Pubblico Esercizio italiani. Questa sentenza va considerata un grande risultato per tutta la categoria. Tra le “battaglie” associative, si ricordi la recente campagna lanciata da Fipe dal titolo emblematico #stessomercatostesseregole».

«Il pronunciamento nel merito della Suprema Corte di Cassazione apre la strada alla soluzione di un annoso problema, molto sofferto anche in Maremma di concorrenza sleale da parte dei cosiddetti ‘circoli privati’ – aggiunge il presidente di Fipe Confcommercio Grosseto Danilo Ceccarelli – come delle innumerevoli sagre, nei confronti dei ristoranti e dell’intero settore dei pubblici esercizi. Anticipo che la nostra Associazione farà richiesta a tutti i Comuni della provincia di applicare i principi sanciti dalla sentenza in oggetto e di vigilarne il rispetto, dotandosi di un apposito regolamento ed effettuando puntuali controlli sul territorio».

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