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Il fisco è un “macigno” per le imprese della Maremma: le tasse sono al 65%

Presentato lo studio di Cna "Comune che vai, fisco che trovi": gli artigiani maremmani smetteranno di pagare le tasse il 25 agosto. "Se alcune delle proposte di Cna fossero accolte, il total tax rate scenderebbe al 57,4%", commenta Anna Rita Bramerini.

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GROSSETO – Le imprese maremmane smetteranno di pagare le tasse il 25 agosto. Lo conferma lo studio “Comune che vai fisco che trovi”, realizzato, come ogni anno, dall’osservatorio permanente del centro studi di Cna sulla tassazione delle piccole e medie imprese.

“Il fisco continua a pesare sulle imprese artigiane – commenta Anna Rita Bramerini, direttore di Cna Grosseto – e i dati elaborati quest’anno sono in lieve aumento rispetto a quelli del 2017, ed è la conferma che purtroppo niente è cambiato”.
Anche nel 2018, infatti, secondo le proiezioni effettuate, per le imprese della provincia di Grosseto il tax free day, ovvero il primo giorno dell’anno in cui si smette di lavorare per pagare le tasse è il 25 agosto.

Il peso complessivo del fisco, il cosiddetto “total tax rate”, mostra una lieve crescita rispetto allo scorso anno: il valore stimato da Cna, infatti, è del 65,3% per cento “…mentre nel 2017 era del 65% e nel 2016 si attestava sul 64,9%”, spiega Bramerini. Il calcolo è fatto su un’impresa tipo, con un laboratorio e un negozio, ricavi per 431mila euro, un impiegato e quattro operai come personale e un utile di 50mila euro all’anno che, dopo aver pagato tutte le tasse si troverebbe a disporre di 17.361 euro.
La pressione fiscale media sulle piccole imprese, se non interverranno correttivi, quest’anno tornerà a salire. Lievemente, lontana dal piccolo del 2012, ma con un segno più “…che non può certo rallegrare l’ossatura portante del sistema produttivo italiano”. “La realtà italiana è così complessa – commenta Bramerini – che non si può parlare di una pressione fiscale, ma di numerose pressioni fiscali”. 

Il total tax rate tiene conto delle imposte comunali come Imu, Tasi e Tari, di quelle regionali e nazionali, come Irap e Irpef e dei contributi previdenziali Ivs, ovvero invalidità, vecchiaia e superstiti. “E sono proprio questi ultimi, come lo scorso anno, a fare la differenza sulle imprese grossetane”. Infatti, mentre si è ridotto il peso di Tari e Irpef, rispetto al 2017, le altre imposte sono rimaste pressoché invariate.

Tra i 137 comuni italiani analizzati Grosseto si colloca al 119simo posto e il capoluogo maremmano è uno dei comuni toscani dove le tasse incidono di più: con il suo 65,3% si colloca infatti al secondo posto dopo Firenze (con il 69,5%), ed è seguito da Livorno (con il 61,8%), Pisa (61,5%), Siena (60,9%), Poggibonsi (59,8%), Lucca (59,7%), Empoli (59,4%), Prato (59,2%), Montepulciano (58,8%), Pistoia (58,6%), Carrara (58,3%), Massa (58,1%). Se la passano meglio, invece, le imprese di Arezzo il cui Total tax rate si attesta intorno al 56,1%. 

Stando ai numeri elebatorati dall’osservatorio nazionale di Cna, rispetto al di circa 1600 euro netti mensili, mediamente percepiti dall’imprenditore tipo preso in analisi, a Grosseto la somma si aggira intorno ai 1400. 
“Questi dati confermano – prosegue Anna Rita Bramerini -, se mai ce ne fosse bisogno, l’urgenza di ridurre la pressione fiscale a carico delle imprese, che oggi si attesta intorno al 60%, con un dislivello di 20 punti percentuali rispetto ai nostri maggiori concorrenti europei, ovvero i tedeschi. Su questo e su altri temi di stretta attualità come il lavoro e più in generale il rilancio della nostra economia da cui dipendono le sorti di migliaia di imprese e cittadini, auspichiamo un confronto serrato tra il Governo e le associazioni datoriali, che porti a risultati concreti, in un contesto in cui la crescita del nostro Paese rallenta, come confermato in questi giorni dal Fondo Monetario Internazionale”.

La crescita della pressione fiscale sulle piccole imprese non è però ineluttabile e molte delle proposte di Cna potrebbero, se attuate, cambiare le cose. “”Per esempio l’aumento della franchigia Irap dagli attuali 13 mila a 30 mila euro, unita al regime Iri al 24% farebbe scendere il Total tax rate al 63,1%. Ma a fare l’effettiva differenza sarebbe l’introduzione della totale deducibilità dell’Imu sui beni strumentali delle imprese, come capannoni, laboratori negozi, per cui Cna si batte da tempo: “Se anche questa fosse applicata, insieme alla altre due misure – conclude Bramerini – il total tax  rate scenderebbe al 57,4%”. 

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