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Scuola di Scarlino, ancora polemica «La democrazia non è la dittatura della maggioranza»

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SCARLINO – «La democrazia non è la dittatura della maggioranza. A Scarlino una minoranza di cittadini votanti si sta opponendo alla decisione presa dall’amministrazione comunale di chiudere le scuole medie presenti nel centro storico per trasferirle nel nuovo edificio scolastico costruito in via Lelli a Scarlino Scalo, decisione presa contravvenendo sia alle promesse fatte in campagna elettorale sia ai documenti ufficiali in cui si è sempre parlato del nuovo edificio in costruzione come “nuova scuola elementare di Scarlino Scalo”». A scrivere sono alcuni cittadini di Scarlino.

«Chi da molti anni si batte chiedendo un dialogo con le amministrazioni che si sono succedute, avanzando proposte, raccogliendo firme per riqualificare in maniera adeguata una realtà importante come le scuole presenti in tutto il territorio del comune di Scarlino, si trova ora intrappolato nella ragnatela abilmente intrecciata dalla politica, fatta di silenzi, di promesse mai mantenute, di emergenze create con l’incuria di anni per giustificare un cambiamento di programma dell’ultimo minuto che, neanche troppo velatamente, ha come unico scopo quello di accontentare il bacino di voti più grande – continua la nota -. Questo gioco non lo accettiamo e non lo accetteremo mai, è un nostro diritto documentarci, avere idee, opinioni ed esprimerle».

«Vista la mancanza di chiarezza da parte di chi doveva invece rendere trasparente il percorso, per permettere a tutti di esprimersi al momento più giusto ed opportuno, si sta scatenando una guerra campanilistica tra frazioni, un guerra fatta di parole pesanti, di giudizi impietosi nei nostri confronti e delle nostre posizioni, sulla stampa ma soprattutto sui “social” in discussioni, talvolta al limite della violenza verbale, in cui addirittura qualche amministratore interviene, condividendone legittimamente la sostanza ma senza invitare i partecipanti a moderarne i toni – prosegue la nota -. Crediamo fermamente che frequentare le scuole presenti nel centro storico rappresenti per i bambini un valore aggiunto, un arricchimento sia per quanto riguarda le conoscenze che la crescita personale. Perché Scarlino non “ha” la scuola ma “è” una scuola che favorisce una stimolante continuità orizzontale con il territorio e chi lo abita».

«Sostenere, dopo esserci documentati, che il nuovo edificio scolastico non sia la soluzione ideale per ospitare sia le elementari che le medie, e che, a fronte di una spesa ingente, ai bambini mancheranno gli spazi necessari per una didattica veramente innovativa, non fa di noi cittadini scriteriati che non pensano alle necessità dei ragazzi. Avere delle perplessità riguardo alla sicurezza dell’ubicazione “scelta” per la scuola di via Lelli, costruita in una zona ad elevata pericolosità idraulica, sotto l’argine del Rigiolato, è legittimo vista l’oggettività dei riscontri trovati. Non ci siamo mai permessi di mettere al centro della nostra battaglia il disagio derivante dagli spostamenti con lo scuolabus, principalmente per rispetto delle famiglie che ne usufruiscono, e lo pagano, per gli 11 anni di durata del ciclo scolastico».

«Forse, vista l’emergenza del momento e le reali potenzialità del nuovo edificio, sarebbe stato più saggio proporre altre soluzioni. Su questo siamo disposti a ragionare e dialogare, non senza sofferenza, ovviamente una volta dissipati i dubbi sulla sicurezza dell’area, anche attraverso un incontro con tutte le autorità competenti, tanto per respingere l’etichetta di “manipolo di paesani” capricciosi, cocciuti e campanilisti, pronti ad alzare barricate al nuovo che avanza. Ma, con ogni probabilità, da questa vicenda tutti gli adulti ne usciranno sconfitti. I politici, perché prima tacendo, rifuggendo il confronto e dando false rassicurazioni, si sono garantiti i voti anche della minoranza dei cittadini e poi, ponendo tutti davanti al fatto compiuto e ottenendo il consenso dei più forti numericamente, hanno cercato di zittire le voci dissidenti con il pretesto del campanilismo, di fantomatiche strumentalizzazioni politiche e di cieca faziosità, compromettendo così il concetto stesso di comunità. Sconfitti sono tutti i cittadini coinvolti in una guerra fratricida che poteva essere evitata semplicemente facendo chiarezza da subito». Concludono i cittadini.

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