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Il cancro si diffonde anche tra le piante: in Maremma il fenomeno è in aumento

GROSSETO – «Il cancro dei melograni si sta diffondendo in sud Italia e anche in Maremma» a farlo sapere una nota ufficiale del Crisba, centro di ricerca che svolge attività di sperimentazione scientifica in ambito agro-ambientale, fondato all’interno dell’Istituto Statale di Istruzione Superiore “Leopoldo II di Lorena” di Grosseto, del quale rappresenta un’autonoma articolazione scientifica.

«Il melograno non è più solo un ornamento dei giardini – chiarisce la nota – ma è diventato una vera e propria coltura da reddito in agricoltura, con un mercato crescente che si basa sulle proprietà salutistiche dei suoi frutti, preziosi sia per il comparto alimentare che per quello della cosmesi. Le melagrane sono ricche di antiossidanti e vitamine a fronte di un gusto acidulo tra i più dissetanti, proprio per questo negli ultimi anni il consumo di frutti freschi e succhi è enormemente aumentato e con esso anche le superfici destinate a questa coltura, sia nell’Italia meridionale che a livello locale».

«Purtroppo però, come segnalato lo scorso anno dal Centro Ricerche Crisba (www.crisba.eu) dell’Isis “Leopoldo II di Lorena” di Grosseto, i frutteti a sud della nostra provincia, nei comuni di Capalbio, Manciano e Orbetello, sono stati colpiti da una malattia estremamente aggressiva, che sta portando rapidamente alla morte gran parte delle piante – spiega la nota – I ricercatori del Crisba per primi identificarono che la malattia, sino ad allora del tutto sconosciuta nei nostri ambienti e proveniente verosimilmente da piante di origine israeliana, era causata da un fungo patogeno (Coniella granati), che provoca il Cancro del fusto nei melograni attaccati».

«Il microrganismo può rimanere latente anche per diversi anni, causando poi il rapido deperimento delle piante soprattutto in primavera-estate, quando le condizioni climatiche diventano favorevoli al patogeno ed esasperano i sintomi del cancro – illustra la nota – se lo scorso anno il riscontro del Crisba ha rappresentato la prima segnalazione della malattia nel centro Italia, questa estate la situazione non è certo migliorata e risulta invece ancor più grave: i ricercatori hanno verificato la malattia in altri appezzamenti, constatando anche un notevole aumento delle piante colpite, che in alcuni casi supera il 90% dell’intero frutteto. Un vero e proprio flagello, contro il quale non sono ancora state definite delle efficaci strategie di prevenzione e lotta, né si hanno a disposizione prodotti fitosanitari registrati».

«Il Centro Ricerche grossetano collabora con ricercatori dell’Università di Bari – conclude il Crisba – ed è riconosciuto come uno dei principali centri diagnostici del nostro paese per questa patologia. Tanto che negli ultimi mesi è stato contattato anche da realtà produttive pugliesi, dove la coltura è particolarmente diffusa e con essa la malattia, con l’obiettivo di fare fronte comune contro questa emergenza fitosanitaria».

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