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Cia: «No all’olio italico, italiano solo al 50%. Ci auguriamo sia una fake news»

GROSSETO – «Come Confederazione Italiana Agricoltori di Grosseto entriamo in merito alla nebulosa e preoccupante notizia riportata con enfasi dai giornali relativa alla questione “Olio Italico” per auspicare che si tratti davvero di una fake news e per fare un plauso all’Ispettorato per la Repressioni delle Frodi che è intervenuto parlando di “violazione di legge» questa la presa di posizione di Enrico Rabazzi, direttore Cia Grosseto, in merito alla vicenda che ha coinvolto un’importante associazione agricola la quale, secondo la stampa , avrebbe siglato un accordo con Federolio e Fai Spa per creare una filiera che favorisce la creazione di un “olio italico” frutto di miscele costituite nella misura del 50% da olio italiano e dal restante olio comunitario e non.

«La notizia ha disorientato tutti – commenta il direttore Cia Grosseto – non solo noi, che abbiamo il dovere di tutelare il lavoro dei nostri agricoltori, abbiamo fatto battaglie per la tutela del Made in Italy e ci siamo battuti contro l’Italian Sounding, ma ha creato scompiglio tra gli stessi associati dell’organizzazione coinvolta tant’è che in alcune lettere aperte è stato chiesto un immediato passo indietro. L’accordo siglato con Federolio sarebbe stato – il condizionale è d’obbligo sottolinea Rabazzi – un colpo senza precedenti ad uno dei prodotti di eccellenza del nostro paese: l’olio extra vergine di oliva; ai produttori che stanno vivendo anni difficilissimi e che vedono, anno dopo anno, calare la remuneratività del prodotto e, non ultimo, avrebbe aumentato la confusione tra i consumatori diffidenti a causa di tanti scandali alimentri. Abbiamo lavorato per dare forza al Made in Italy, per garantire un giusto reddito agli agricoltori e per tutelare la salute dei cittadini; con questi obiettivi ci siamo battuti per la trasparenza, la tracciabilità e la sicurezza alimentare, caratteristiche che oli di altri paesi non sempre garantiscono e nascondono con etichette poco chiare o nomi che richiamano il Bel Paese. Pensare che proprio un’organizzazione nazionale che deve tutelare gli agricoltori faccia un accordo per mettere sugli scaffali un prodotto con un marchio che evoca all’italianità è davvero preoccupante anche perché sarebbe la strada per il suicidio del settore».

«Auspichiamo che la vicenda non trovi conferma – interviene il presidente Cia Grosseto Claudio Capecchi –. Se l’accordo venisse firmato penalizzerebbe definitivamente un settore che negli ultimi anni vive in sofferenza, garantirebbe un reddito inferiore a fronte di una qualità superiore e come se non bastasse vedrebbe minata la credibilità internazionale dei nostri produttori. Per questi motivi, e per la chiarezza fatta anche nei confronti dei consumatori, ci sentiamo sollevati dalla presa di posizione dell’Ispettorato e, prendendo spunto da questa ancor poco chiara vicenda, chiediamo alle autorità di non abbassare la guardia e di non cedere difronte ad accordi che, pur apparentemente allettanti, possono nascondere insidie e mettere in crisi il lavoro dalle organizzazioni di categoria ma soprattutto i diritti, l’impegno e l’onestà dei nostri agricoltori».

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